lunedì 30 aprile 2012

Geometria del Duomo di Fidenza

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Premessa
Il titolo originale dello studio, pubblicato nel lontano 1973 sulla rivista "Proposta" della sezione fidentina di Italia Nostra, era "Simbologia e geometria del Duomo di Fidenza". Gli autori, Amos Aimi e Guglielmo Ponzi, sono due studiosi di Fidenza particolrmente attenti alla storia della città ed alle sue testimonianze artistiche. Quello che proponiamo è solo la parte dello studio stesso che introduce ad una lettura della cattedrale e della sua facciata secondo uno schema geometrico, lo stesso schema usato dai costruttori di questa ed altre cattedrali nel dodicesimo e tredicesimo secolo, l'era del Romanico.


Nel sec. XII era iniziato tutto un giovanile ed audace movimento intellettuale. “Il simbolo più luminoso è Chartres, la sua scuola cattedrale con i suoi grandi maestri. Quella scuola esercitò ben oltre il dodicesimo secolo una grande influenza spirituale ispiratrice, che già in questo periodo si irradia dall'Inghilterra fino alla Sicilia e forse anche nell'emisfero islamico.

Teodorico, uno dei tre grandi cancellieri della scuola di Chartres, ritorna a parlare dell'idea dell'Europa. Un'Europa aperta e nuova che vorrebbe appropriarsi spiritualmente ciò che in tutti i tempi e in tutto il mondo è stato pensato di Dio, della natura e dell'uomo. Teodorico spiega la Trinità per mezzo di simboli geometrici e rappresenta con un quadrato geometrico l'essenza del Figlio di Dio. Uno scolaro di Chartres, Nicola d'Amiens, afferma che la Teologia è la più alta arte matematica e trasferisce inoltre nella teologia lo schema della geometria euclidea. Il fine è una teologia vista come una struttura perspicua, razionale, limpida e chiara in cui il numero, la luce, la musica, l'architettura - tutte fondate su rapporti aritmetici - rivelano l'essenza stessa della divinità” (Heer F.: Il Medioevo 1100-1350, Il Saggiatore, 1971, pagg. 119-120). 
“Per i mediterranei come per i greci antichi l'uomo è una definizione attiva, è la misura dello spazio, mentre per l'artista romanico lo spazio è la misura dell'uomo. L'uomo vi è definito, circostritto, limitato, triangolato, disposto secondo un asse. La geometria che lo genera non è una successione di puri elementi statici, è dinamica e meccanica. E' essenziale considerare le linee, gli angoli e le figure perché senza di loro è impossibile conoscere la filosofia naturale; essi sono l'animo dell'universo” (Focillon H.: Scultura e pittura romanica in Francia, Einaudi, 1972 pagg. 132-133).
Gli studi sulla geometria medioevale applicata alla architettura delle cattedrali romaniche ci han fatto scoprire i rapporti che uniscono i vari elementi della facciata della Chiesa di S.Donnino. Tutte le parti architettoniche, le sculture ed i rilievi rientrano in un preciso schema a scacchiera, a quadri regolari.
Il lato di base (comprendente le torri), corrisponde alla misura esatta delle diagonali di un grande quadrato che iscrive tutta la facciata (escluse le torri) fino a raggiungere la sommità delle torri, al livello segnato dalle riprese dei mattoni, parte che doveva essere rivestita di pietra.
La larghezza complessiva della facciata corrispondente alla diagonale del grande quadrato, è di otto trabucchi, l'unità antica di misura locale (Il trabucco misura m. 3,271).
Il centro del quadrato coincide con la figura del Cristo glorioso attraverso cui si incontrano le diagonali intersecanti i capitelli dei due pilastri di facciata. Sulle pietre originali del Duomo di Fidenza abbiamo scoperto alcuni graffi raffiguranti il quadrato scompasto in quattro quadrati a loro volta suddivisi in altrettanti quadrati.
Suddividendo il grande quadrato della facciata secondo i suggerimenti dei graffiti si ottiene un grande quadrato mediano che comprende tutta la zona del portale centrale tra i due pilastri con altri quadrati piccoli, due per parte nei portali minori.
Tutta la parte completa della facciata riflette tale impianto geometrico. Per la parte superiore incompleta si può sola notare che sviluppandosi verticalmente i pilastri di facciata, si potrebbero ripetere i motivi geometrici della parte inferiore.
Entro la schema si inseriscono regolarmente due ordini di logge che si giustificano con la presenza nei fianchi delle torri di alcune porticine originali e sulla facciata di alcuni segni di ripresa per l'applicaziane della pietra. Questo motivo dei loggiati non realizzato in facciata, trova corrispondenza con quelli del fianco sud e dell'abside. Il sistema “ad quadratum” trova la stessa applicazione nelle principali sculture, cioè nei profeti e nella Madonna.
E' sorprendente notare che la stessa norma geometrica si può applicare alle opere certe di Benedetto Antelami: Battistero e lastra della Deposizione. La pianta del Battistero è formata sul quadrato e sulle sue diagonali che danno origine all'ottagono, pur nella lieve intenzionale irregolarità comune a tutti i monumenti medioevali. Nel caso della Deposizione, l'altezza della Croce ci dà il lato del quadrato con il quale si può suddividere allo stesso modo della facciata del Duomo di Fidenza la lastra celeberrima con un quadrato centrale che racchiude Cristo deposto e con due quadrati minori per le zone laterali, con il rapporto di l:2, contenenti le figure della Chiesa e della Sinagoga. La scena così rigida è mossa dalle braccia di Cristo la cui inclinazione è data dalla diagonale che congiunge due estremi della scacchiera; la stessa cosa avviene per la scala con la figura di Nicodemo.
Sulla base di questi elementi, intrinseci alle opere, che si aggiungono ai già rilevati motlvl formali, è ulteriormente confermata la presenza geniale di Benedetto Antelami nel disegno della facciata del Duomo di Fidenza. Proprio a Fidenza si rivela un artista complesso che riassume la sua attività straordinaria e lo spirito del suo tempo.
Bisogna evitare una lettura superficiale dei temi iconografici della facciata; infatti già nel secolo dodicesimo i grandi maestri di Chartres erano abili nel travestire con figure simboliche idee pericolose o allusioni a fatti ecclesiastici o politici contemporanei: è l'arte del “nicodemismo”.
Amos Aimi - Guglielmo Ponzi
Deposizione di Benedetto Antelami (duomo di Parma) con sovrapposizione dello schema geometrico secondo le regole già identificate per la facciata del Duomo di Fidenza.

domenica 29 aprile 2012

Tre opere di G. B. Tagliasacchi conservate nella Cattedrale di Fidenza

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Nell'ambito del mio studio "Dipinti provenienti dalla soppressione napoleonica a Fidenza" ospitato nell'ultimo numero di "Aurea Parma" (anno XCIV,fasc.I, gen.-apr.2010) considero anche i tre importanti quadri conservati nella sagrestia grande della Cattedrale di Fidenza, inventariati sotto il nome di Giovan Battista Tagliasacchi (Borgo San Donnino, 1696 ~ Castelbosco Piacentino, 1737), quali oli su tela raffiguranti rispettivamente S.Giovanni Battista 132X168 cm c.a), S. Giustina (86 X 72 cm c.a)e S. Placido (81 X 75 cm c.a).

Un documento inedito, da me rintracciato all'Archivio di Stato di Parma, redatto agli inizi dell'Ottocento dal pittore fidentino Carlo Angelo Dal Verme mi ha permesso di circostanziare l'ubicazione originaria delle tre opere, di accertare chi di fatto rappresenti la figura della santa, come di confermare l'assegnazione al Tagliasacchi, e così grazie anche agli inventari dei conventi soppressi. 
Chiamato quale esperto per il riconoscimento dei quadri in occasione della soppressione del convento delle monache benedettine di Borgo San Donnino (1810) Dal Verme fu tenuto ad esprimersi su quelli migliori. Egli allora fece riferimento ai tre dipinti della Cattedrale, che rilevava nel convento delle Benedettine, così indicati nel documento scritto di proprio pugno:
"S. Gio. Battista a sedere nel deserto indicante il Salvatore/ S.ta Flavia con coltello nella gola,ed Angeli/ S. Placido Idem. Tre opere di Gio. Battista Tagliasacchi Fidentino". I tre dipinti appaiono attualmente pubblicati su Internet, come componenti del museo diocesano, disponibili alla fruizione collettiva. Si ricorda che la mensa vescovile di Fidenza tra i quarantatré quadri che possedeva nel secolo diciannovesimo, conservava San Placido e sua sorella dello stesso Tagliasacchi (A. Aimi, 2003, p.113).
L'uno rappresenta S. Giovanni Battista seduto accanto ad una pecora, le gambe incrociate, la mano destra indicante Gesù che appare sullo sfondo, in piedi in un paesaggio desertico, entro un alone di luce. Ai piedi del santo sono poste una ciotola e una verga terminante a forma di croce. 
Quello che è indicato come S. Giustina è stato identificato correttamente come S. Flavia. E' pendant dell'altro raffigurante S. Placido. Presenta la santa, a mezza figura, entro un ampio e svolazzante mantello, gli occhi rivolti al cielo, un coltello conficcato in gola. Alle sue spalle stanno due angeli con la palma del martirio e una corona di rose. S. Placido è presentato calvo, vestito di nero, con un coltello che gli trapassa la gola, gli occhi al cielo; lo circondano angeli con la palma del martirio. 
L'inventario delle soppressioni del 1810 appurava la loro presenza nella "Galleria vicino alla Grande Entrata" del convento delle monache benedettine, locale da cui prese avvio la registrazione, come parte di un arredo comprendente anche altri quadri. La chiesa e il convento delle Benedettine, di antichissima fondazione, originariamente sotto il titolo dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista, occupavano l'area dell'ex Palazzo dei SS. Giovanni e delle ex carceri mandamentali. Soppresso il monastero, l'annessa chiesa, adibita a parrocchia fino al 1785, fu poco dopo chiusa al culto e demolita. 
Il convento fu in gran parte distrutto in occasione della costruzione della nuova Casa del Fascio. Fu risparmiata la sola parte all'epoca già adibita a carcere mandamentale. Rese note da Dario Soresina (1979) con l'attribuzione al Tagliasacchi, le opere ottengono in seguito, da parte di certa critica, diversa valutazione, così che la prima è indicata come ascrivibile a Luca Casana (prima metà del Settecento) vicina al Martirio di S. Giovanni Battista nella Parrocchiale di Siccomonte; la seconda della scuola del Tagliasacchi; la terza senz'altro del Tagliasacchi (Cirillo-Godi, 1984, p. 27). Taciute nello studio che ha accompagnato la mostra dedicata all'artista borghigiano del 1987, non sono fatte rientrare nel catalogo del maestro in un recente approfondimento (Gubitta, 2007). 
L'attribuzione delle tre al Tagliasacchi sembra accettabile, suffragata dal giudizio dell'esperto settecentesco, da considerarsi profondo conoscitore dell'arte del conterraneo.
Dal Verme collezionò disegni del Tagliasacchi; alcuni frammenti si conservano nel Manoscritto Parmense 3709 presso la Biblioteca Palatina di Parma. Figura di primo piano nell'ambiente artistico parmense ed emiliano del primo Settecento, Tagliasacchi, allievo del Dal Sole a Bologna, assurse ai fastigi della fama già durante la vita, per la sua opera pittorica, svolta quasi esclusivamente nel Parmense e nel Piacentino. Zani lo ricordò come "Pittore di storia tanto sacra, che profana", "Pittorritratti sta", "Disegnatore", qualificandolo "celebre". 
Si è notato prossimo al modello del S. Giovanni, quello che dà corpo allo stesso santo in un disegno di Antonio Bresciani (Piacenza, 1720 - 1817) che si accompagna ad altro con una Maddalena, segnato "Tagliasacchi Inv. Pin.", scritta che denuncia la paternità dell'idea, la cui destinazione pittorica non è nota. La tela con il S. Giovanni, non apprezzabile appieno per l'ingiallimento della vernice protettiva diffuso su tutta la superficie, si aggiunge al catalogo dell'artista fidentino, databile al terzo decennio del secolo XVIII.
Pare innegabile che essa abbracci l'intervento del maestro nell'ideazione generale, che si palesa di pieno effetto. La fisionomia del volto del Battista, di tipo allungato, spigoloso ma dolce, con naso sottile, si avvicina a quella presentata dal San Fedele da Sigmaringen del 1730 (Fidenza, chiesa dei Cappuccini) e con tale modulo concorda anche la figura femminile al centro del gruppo, a destra, nella Rebecca al Pozzo, una di due grisaille di collezione privata milanese. 
Dello stesso periodo sono i due pendants, espressivi di un fare pittorico più disinvolto, preziosa testimonianza di un'applicazione d'interessi. La S. Flavia tradisce una chiara influenza dell'arte del già ricordato Ignazio Stern, apprezzato artista, che pur soggiornando a Roma, lasciò numerose opere nelle chiese del Ducato, datate o databili fra il 1722 e il 1725: la figura della santa nel suo articolarsi espanso e fluttuante, raccolta in una fisionomia languidamente sfatta, interpreta la tipologia di repertorio per le Vergini del maestro tedesco, come si apprende nell'Assunta e Santi di Zibello e nelle Immacolate di Busseto e Borgonovo. 
La figura di s. Placido si confronta bene con quella di santo nella Madonna con Bambino e Santi rintracciata in Francia, firmata e datata 1737 e con quella di S. Benedetto nella Incoronazione della Vergine presso collezione privata, opera attribuita, come già osservato da Latimbri (2007
Angela Leandri (Pubblicato sul settimanale diocesano il Risveglio del 28 maggio 2010)

martedì 24 aprile 2012

Splendori e miserie cittadine: la Rocca

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Chiudeva la Rocca la piazza verso nord e la pianura e parimenti chiudeva la città  da questa  parte fin quando la ferrovia dette nuovi limiti al centro abitato.
Ma cos'era la Rocca per Fidenza? Chi è nato prima di noi l'ha conosciuta e amata; ciò non ha evitato che altri non l'amasse e, alla fine, la distrusse. Forse perché non era nato qui, forse perché la riteneva inutile simbolo del passato da dimenticare, forse per altro inconfessato motivo.

sabato 21 aprile 2012

Il 25 aprile a Fidenza

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Con la deposizione delle corone ai cippi dei caduti prendono il via il 24 aprile le celebrazioni del 67 anniversario della "Liberazione" che si concluderanno il giorno dopo, mercoledì 25 aprile. Sotto potrete trovare il comunicato ufficiale del Comune. Fare un quadro, perlomeno numerico, circa l'effettiva partecipazione dei fidentini alla "lotta di Liberazione" negli anni che vanno dal settembre 1943 all'aprile 1945 è oggi possibile anche grazie al lavoro di schedatura, svolto contemporaneamente in ogni provincia dell'Emilia Romagna, che ha prodotto un elenco regionale completo con notizie anagrafiche ed informazioni relative alla partecipazione dei singoli. Lo studio è stato curato dalla ricercatrice Margherita Becchetti. Dalla raccolta e analisi di queste informazioni si è poi concretizzato un volume  di giovani ricercatori, Luciano Casali e Alberto Preti, entrambi docenti di storia contemporanea presso l'Università di Bologna, intitolato "Identikit della Resistenza. I partigiani dell'Emilia Romagna" (casa editrice Clueb, 2011), presentato a Parma mercoledì 18 aprile al Circolo MatriaOff di Borgo S. Silvestro. I dati complessivi del parmense sono illustrati nell'articolo on-line di "la Repubblica Parma".

venerdì 20 aprile 2012

"Corte del recupero": mancano i soldi o il progetto?

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Non par vero all'opposizione vicina e lontana di poter cavalcare quello che un gruppo di castionesi ha contestato all'amministrazione. Veramente i castionesi i documenti li hanno più che letti, compulsati, annotando contraddizioni, refusi e carenze.

giovedì 19 aprile 2012

67mo anniversario della Battaglia di Fornovo

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I combattimenti che vanno sotto il nome di “Sacca di Fornovo” sono senza dubbio l’episodio militare di maggior rilievo delle giornate 24-30 aprile 1945 nella nostra provincia.
Al termine della sacca concorsero in misura decisiva la truppe del Corpo di Spedizione Brasiliano (F.E.B) comandate dal Mar. Mascarenhas des Moraes. I combattimenti che si svolsero dal 26 al 30 aprile si conclusero con la resa di tutte le forze chiuse nella sacca . Rimandiamo al resoconto del Mar. Mascarenhas i momenti di queste operazioni e della loro conclusione.

mercoledì 18 aprile 2012

Piazza Duomo, la piazza alla ricerca di se stessa.

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Per i fidentini ed i visitatori c'è solo la facciata del duomo in questa piazza che nei secoli ha conteso a quella del comune la prima posizione in fatto di importanza. I cambiamenti nella viabilità cittadina, inevitabili con l'avvento dell'automobile, hanno finito per marginalizzarla, la scelta urbanistica di isolare il duomo, relegandolo a monumento, ha creato "zone brutte", inguardabili, l'invecchiamento di edifici e persone hanno fatto il resto. La  piazza ha tuttavia conservato la sua pianta triangolare irregolare anche se è stata malamente manomessa verso piazza Grandi. Da una decina di anni davanti alla cattedrale gravano le impalcature del costruendo nuovo palazzo che prenderà il posto dell'ex Palazzo Bellotti demolito. 

martedì 17 aprile 2012

L'affresco ritrovato

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Matera 13 aprile 1962/2012: l'affresco ritrovato


E' stato recuperato in Germania uno degli affreschi rubati a Matera da Rudolf Kubesch nel 1961-62 e dato per distrutto. Il ritrovamento è stato effettuato da Friedrich Sernetz e Francesco Foschino, che da oltre un anno stavano effettuando ricerche storiche e indagini sul lontano episodio.
Da: MrHyperbros| Inserito il 15/04/2012 alle 10:58

Post ripreso dal sito Lucania-Attiva-e-Democratica



lunedì 16 aprile 2012

Il mostro che si è mangiato il distributore

2 commenti:
Perfetto esempio di architettura razionale del ventennio il distributore
è stato demolito per lasciar posto ad un "ecomostro" .

Sono ormai passati dieci anni da quando la follia urbanistica di Fidenza ha preso di mira quest'angolo della città. Risalgono infatti al  2002 le delibere che, dando attuazione agli immancabili accordi presi in altre e più riservate stanze, il Consiglio Comunale ha dato via libera al saccheggio dell'area, strategicamente importante dal punto di vista urbanistico, denominata ex-Esso.

domenica 15 aprile 2012

Quartiere Europa: imputato alzatevi! Anzi, stai al tuo posto

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Il filmato di pochi secondi sintetizza le due o tre ore del dibattito consiliare che aveva per oggetto l'affossamento del progetto iniziale del quartiere Europa, concepito da amministratori e tecnici ambiziosi ed, oggi, verrebbe da dire  impreparati. Nel filmato oltre alle espressioni facciali si vede come e da chi l'emendamento finale, utile a rabbonire l'opposizione, è stata corretto e validato e quindi inserito nella delibera. Di fatto con questa correzione si è stabilito che il Consiglio Comunale avrebbe avuto un'altra occasione per tornare sull'argomento entro il 2013, prima del bando per la ricerca di gestore della centrale di teleriscaldamento. 

sabato 14 aprile 2012

Oltre la ferrovia: realizzazioni, progetti e amenità varie

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Lasciata la fontana di Tedeschi e sceso dalla scalinata di Porcelllini al verde m'infilo nel tunnel e ne esco dall'altra parte. Girando a sinistra mi trovo nell'area dove fervono i lavori per la nuova viabilità. Tempo pochi mesi e l'ormai annoso problema di raggiungere lo svincolo intermedio della tangenziale sarà risolto.  
Un ulteriore tassello si aggiunge alla viabilità cittadina creata e ricreata di volta in volta senza un piano complessivo per cui, ad errore, si ripara con altro errore, per poi ricominciare. L'urbanistica non è  per gli architetti e nemmeno per i politici, figurarsi quando le due figure si confondono.
Aiutiamoci ora con le immagini.

domenica 8 aprile 2012

Cristo Morto nel Duomo di Fidenza

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L'immagine di intensa drammaticità è relativa alla scultura lignea del Cristo Morto esposta nel Duomo di Fidenza durante la Settimana Santa. La scultura apparteneva all'oratorio dell Madonna del Pilastro di Fidenza distrutto dalle bombe nel 1944. Il recupero della statua portò la stessa nel possesso del compianto Mons. Ludovico Bonini già cappellano dell'ospedale civile di Fidenza. Per lungo tempo la statua è stata esposta nella cappella dell'ospedale in occasione delle solennità della Settimana Santa, in seguito fu conservata nel Seminario vescovile per essere poi trasferita al Museo del Duomo.

L'attribuzione rilevabile da un disegno (vedi sotto) dell'Abate e pittore Carlo Angelo Ambrogio Dal Verme (1748-1825) in cui è scritto"Fratelli Lusardi di Compiano fecero la statua che ritrovasi nell'Oratorio d.° del Pilastro in Borgo San Donnino per relazione avuta / AD disegno"


Il disegno di Carlo Angelo Dal Verme
"Il disegno raffigura la statua del Cristo morto (inv. n. ), venerata nell'oratorio del Pilastro di Fidenza sino alla distruzione dell'edificio nei bombardamenti del 1944, collocata sopra un telo, disteso su una lastra di pietra, con un cuscino munito di nappe, posto sotto la testa.
L'autore pone sullo sfondo del disegno un sarcofago aperto fra due balze di roccia con arbusti.
Alla base del disegno vi sono le seguenti iscrizioni autografe dell'autore: (al centro) Disegno del Cristo Morto che conservasi nell'Oratorio della Madonna detto del  Pilastro; (sotto a sinistra) Fratelli Lusardi di Compiano Fecero; (sotto a destra) C.lo Angelo Dalverme dis.
Collezione mons. Lodovico Bonini"
Immagine e descrizione tratte da www.museoduomofidenza.it

Fidenza e la Via Francigena: occasione mancata o addirittura persa?

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"Sulla via Francigena, bellissimo borgo antico e stupenda cattedrale." così il "Canale di noemi90021" propone un video dedicato alla nostra città su You Tube. Coglie Noemi l'essenziale dei monumenti cittadini guardabili ancorché trascuri il Teatro Magnani, forse per motivi logistici forse per il fatto che con la Via Francigena il teatro ha poco a che fare. Assente anche la Chiesa di San Michele, oggi sconsacrata, praticamente privatizzata e isolata dal suo contesto urbano e limitrofa ad un giardinetto un po' triste. 

sabato 7 aprile 2012

Il decalogo per la tutela del patrimonio storico e artistico

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Con Calamandrei potremmo dire che anche l’articolo 9 della Costituzione è un articolo polemico: “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Anzi, forse esso appare ancor più polemico oggi di quanto non avrebbe potuto apparire allo stesso Calamandrei, il quale scriveva nel 1955. E questo non solo perché oggi è evidente che la Repubblica, di fatto, non promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca, e non tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico. L’articolo 9 oggi appare polemico addirittura strutturalmente: giacché – nel senso comune, ma anche nella consapevolezza della stragrande maggioranza dei cosiddetti operatori dei ‘beni culturali’ - i due commi che lo compongono sembrano non avere più nulla in comune. Cosa c’entrano, infatti, la cultura, o addirittura la ricerca, con il patrimonio, meglio noto come il “petrolio d’Italia”? E si badi – lo si dice con parole dell’allora (2003) capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi – che “la stessa connessione tra i due commi dell’articolo 9 è un tratto peculiare: sviluppo, ricerca, cultura, patrimonio formano un tutto inscindibile”.

martedì 3 aprile 2012

L'area ex-Panini condominiata

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Vista notturna angolo Via Gramsci - Viale Vittoria

Totalmente nuovo l'aspetto che verrà ad assumere questo luogo di Fidenza ridotto ad area spoglia da circa quattro anni dopo l'abbattimento del Palazzo o Villa Panini d'inizio novecento.  Le difficoltà del settore edile potevano far pensare ad un ulteriore protrarsi nel tempo dell'utilizzo dell'area, evenienza questa che avrebbe penalizzato il centro ormai assai debole di appetibili insediamenti abitativi.