sabato 30 aprile 2016

"Osservazioni sulla toponomastica di Fidenza" di Marisa Guidorzi


Osservazioni sulla
toponomastica di Fidenza

Le vicende di una città e lo spirito con cui sono state vissute dagli abitanti si rivelano nella intitolazione di vie e piazze. La toponomastica ne racconta la storia politica , sociale e culturale.
“Defenestrati” i Savoia (per scarso rendimento) poche tracce restano dei Signori che nel tempo hanno governato Borgo. 
Un vicolo ricorda i Visconti e un Largo ricorda Maria Luigia d'Asburgo.
Non vi sono i Pallavicino ed è assente il ricordo della Duchessa Enrichetta d'Este che, vedova di Antonio Farnese, perso il diritto al Ducato, visse nella Rocca. 
Amò Fidenza e la gratificò con la sua generosa benevolenza, larga di doni alla Città e alla Chiesa. Alla Cattedrale donò un magnifico ostensorio, custodito nel Museo del Duomo.
Scelse , infine, che i suoi resti mortali rimanessero a Borgo: nella chiesa di S. Francesco un monumento funebre di marmo , opera dello scultore Boudard, racchiude le sue spoglie e quelle del secondo marito.

Enrichetta d'Este
Non è stato trattato meglio S. Donnino, a cui la storia, anche attuale di Fidenza, deve molto. Al suo nome sono intestate associazioni sacre e profane, ma né una via, né una piazza porta il suo nome.


San Donnino 
Nobili e importanti famiglie , che nel loro operato e nel loro valore, hanno dato lustro alla città, sono ricordate tra i vicoli e le piazze del centro storico: Micheli, Antini, Omati, Cornini Malpeli...
Numerose targhe (non sempre leggibili!) ricordano nomi di personaggi che nei vari campi della scienza, del diritto, delle lettere e delle arti si son distinti per il loro ingegno e per le opere che hanno lasciato a memoria di una città che spesso si dimentica del loro esempio. 
Ne ricordiamo alcuni, anche se tutti meriterebbero una citazione: Magnani, Tagliasacchi, Dal Verme, Zani, Pencaro ( chi era costui?), Milani, Pezzana.....

Abate Pietro Zani
Il patriottismo di Fidenza appare evidente nel numero di combattenti ed eroi di storia patria e locale che dall'epoca napoleonica ai giorni nostri hanno lottato e dato la vita per l'ideale che li sosteneva.
Dai membri della Carboneria (Pellico, Maroncelli e Confalonieri) alla I° Guerra d'Indipendenza, dai Martiri di Belfiore (Speri, Filzi) ai Garibaldini e poi via via fino alle vittime della Resistenza.
Una lapide, posta nel passaggio d'ingresso al Palazzo Comunale , ricorda il medico e garibaldino Luigi Musini, ma forse non tutti conoscono e hanno visitato il Museo che porta il suo nome: una raccolta di cimeli e documenti storici.
Luigi Musini
Una curiosità: nel quartiere S. Lazzaro si trova via Antonio Sciesa che in realtà si chiamava Amatore. Durante il processo il cancelliere, per un lapsus, scrisse Antonio, che era il nome dell'accusatore.
Amatore Sciesa
I quartieri sorti nel dopoguerra si distinguono perché rientrano in un piano urbanistico definito. 
La toponomastica, però, non ha sempre, un andamento molto chiaro, in quanto sono recuperati personaggi a cui probabilmente non era stato pensato in precedenza. Grandi scrittori e poeti sono sparsi nei vari punti della città. Da Leopardi a Carducci , da Foscolo a Pascoli, da Manzoni a Dante, Petrarca e Boccaccio, per citare le reminiscenze scolastiche che appartengono più o meno a tutti e che sono parte fondamentale della cultura italiana.
Come Don Abbondio pronunciò la famosa frase ”Carneade! Chi era costui? “ così io ,di fronte a via Luisa Schoffer, mi posi la domanda, cercando pure il nesso con altre donne a lei accomunate nel quartiere Europa: Simone de Beauvoir, Madre Teresa di Calcutta, Maria Callas. (è andata meglio a Marie Curie che con il marito si trova altrove!)
Valida venne una man gentile a spiegarmi l'arcano: la toponomastica del quartiere Europa intende riconoscere il ruolo della donna e di donne europee che con la loro vita hanno esaltato la figura e le capacità femminili.
Marisa Guidorzi




6 commenti:

  1. Germano Meletti1 maggio 2016 15:37

    Bella disamina, la affiancherei al mio pezzo recentemente qui pubblicato, in cui si cerca un nome "di comodo" da dare alla piazza di Castione Marchesi, ricordando quel Don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione che con Castione Marchesi non ha nulla a che fare. Sopratutto in un contesto di vie che si chiamano Cacalupo, Rocche, More o Morre, Malcantone, Campobianco, Panperduto, ecc., in cui resterebbe l'unico nome di persona, oltretutto fuori tema, in un contesto di vie collegate a località o poderi posti nel territorio della frazione. Ben migliore collocazione avrei trovato per Don Luigi Giussani in quel di Fidenza, mentre la piazza di Castione Marchesi potrebbe esere intitolata a personaggi o famiglie o momenti storici legati al luogo. Proposte: Piazza degli Obertenghi, famiglia di cui faceva parte Adalberto II, capostipite dei Pallavicino, che fece costruire la stupenda chiesa romanica (iniziata nel 980, finita nel 1020 e consacrata nel 1033 per i mille anni dalla morte di Cristo. Altro nome potrebbe esere Piazza Pallavicino (vedi sopra e proprio per il loro legame con Castione la proporrei qui, a Fidenza mi sembrerebbe fuori tema anche per la rivalità con i Visconti, sfociata anche in cruenti fatti d'arme). Potremmo poi prendere in esame Don Enrico Sagliani, merito suo se la chiesa e l'annesso monastero divennero monumento nazionale, ma a lui già è intitolata la Scuola Materna Parrocchiale, quindi eviterei il doppione. Potrebbe essere preso in esame anche il nome Piazza delle Terramare, di cui Castione Marchesi ne fu l'indiscussa capitale. Per ultimo parlerei di colui che forse come personaggio sarebbe il più meritevole, parlo sempre relativamente alla piazza di Castione: quel dottor Luigi Grassani che proprio da Castione iniziò la sua grande carriera di medico all'inizio degli anni '60. Varie sue apparizioni televisive, sopratutto nel Maurizio Costanzo Show e diversi telegiornali, tutti si interessarono ai quasi 8 mila mutuati da lui assistiti, anche molte testate della carta stamapata, nonostante il numero massimo concesso fosse 1.500. Poi diventò anche Senatore della Repubblica, ma il suo nome è stato accantonato (spero solo momentaneamente) perchè non sono trascorsi dieci anni dalla morte (sono circa sei), ma siccome la cosa non andrebbe a cozzare contro alcun interesse di chicchessia opterei per un'eccezione, come altre ne sono già state fatte. Di scorta potrebbero esserci anche Piazza dei Benedettini o Piazza degli Olivetani, due ordini di monaci che hanno fatto la storia di Castione: i primi hanno costruito il monastero e la chiesa, i secondi hanno ristrutturato ed abbellito il tutto. Scusate la lunghezza, ma tanto era dovuto

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    1. Franco Bifani1 maggio 2016 17:26

      Germano, tu dimentichi che, a Castione, ci sono le scuole cattoliche cielline, frequentate da molti snob fidentini, da cui usciranno tanti altri bravi Formigoni, per ora solo Formighini. È logico che intitolino qualche cosuccia a Don Giussani.

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  2. Una dimenticanza macroscopica, nessuna ha pensato bene di ricordare San Papà Woytila, almeno con una lapide, in piazza ricordiamo persino la Strepponi. E sulla facciata di San Pietro la storica sosta di Pio VII a Fidenza, mentre ritornava a Roma dopo la prigionia e il confino

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  3. Si è vero il ciellino a volte è saccente, a volte anche un pò corrotto, ma nessuno come loro può vantare un consigliere di Papi e un fine teologo, che ha meritato dieci libri pubblicati dal laico 'Corrire della sera', come Mons. Giussani.

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    1. Franco Bifani4 maggio 2016 17:34

      Don Giussani è una cosa, i ciellini tutta un'altra; un po' come la differenza tra Gesù Cristo e il 99% dei cristiani.

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  4. Un po' grosso modo, come la stessa differenza che c'è fra ogni uomo e Gesù.

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi