domenica 16 aprile 2017

Aprile 1945 - La sacca di Fornovo

I combattimenti che vanno sotto il nome di “Sacca di Fornovo” sono senza dubbio l’episodio militare di maggior rilievo delle giornate 24-30 aprile 1945 nella nostra provincia. Al termine della sacca concorsero in misura decisiva la truppe del Corpo di Spedizione Brasiliano (F.E.B) comandate dal Mar. Mascarenhas des Moraes. I combattimenti, che si svolsero dal 26 al 30 aprile, si conclusero con la resa di tutte le forze chiuse nella sacca.
Nella battaglia gli italiani si trovarono nei due opposti schieramenti. A fianco delle truppe germaniche i Bersaglieri Repubblicani che, con onore, affrontano la loro ultima battaglia, vedi e leggi: "I Bersaglieri Repubblicani chiudono il conflitto".

Sera del 27 aprile, trattativa di resa, Gen. Carloni 

a colloquio con Otto Fretter Pico

Il contributo della Divisione Partigiana Centocroci e Val Taro


Momento dello scambio delle Bandiere tra i reduci Partigiani della gloriosa Divisione Partigiana Centocroci e Val Taro e i reduci Brasiliani della F.E.B. Forca Expédicionaria Brasileira, intervenuti a concludere i combattimenti nella famosa battaglia della " Sacca di Fornovo " dove circa 15.000 fra Tedeschi - Alpini - Bersaglieri e Brigate Nere, erano rimaste circondate e intrappolate sul greto del fiume Taro, dagli uomini della " Centocroci e Val Taro " comandati dall'unico Comandante delle Forze Partigiane intervenute nella Battaglia della Sacca di Fornovo, Salvestri Federico, nome di battaglia " Richetto !!!
di: Partigiani della Centocroci

Il ricordo della battaglia è vivo in Brasile ed ogni anno viene celebrato.



Parma, Ponte Scodogna, 27 Aprile 2010.
Momento significativo dello scambio di Bandiere tra i Partigiani
 della Divisione Partigiana Cristiana Centocroci e Val Taro e i reduci
 Brasiliani della Forca Expédicionaria Brasileira.
Mi sembra utile riportare questa nota che mi è pervenuta il 21 Aprile 2012 dall'Associazione Partigiana della Centocroci:
"Ricordiamoci che, quando per gli altri i giochi erano fatti, i Partigiani Cristiani della Divisione Centocroci e Val taro, guidati dal leggendario "Richetto", si imbatterono a fine Aprile 1945 nella famosa battaglia, ricordata poi con lo storico nome della "Sacca di Fornovo", dove l'intrepido "Richetto", Comandante unico delle forze partigiane dislocate per quell'ultimo combattimento, assieme alle sue divisioni, tennero fronte a più di 15.000 soldati fra Tedeschi, Alpini della Monte Rosa, Bersaglieri e Camicie Nere, arresesi poi, dopo l'intimazione di resa consegnata a mano da Richetto e l'interprete Ing. Ficai, alle forze della F.E.B. Força Expedicionária Brasileira, arrivate da Parma. I prigionieri, non si consegnarono subito ai Partigiani, in quanto credettero che anche questi fossero come altri trovati lungo il loro cammino, Partigiani che facevano giustizia sommaria, senza un giusto e democratico processo; ma la Divisione Partigiana Cristiana 100 Croci e la Val Taro, come pochissime altre, anche per questo può vantare la Cristianità dei suoi Uomini!"


Fornovo aprile 1945 - Prigionieri tedeschi




L’avanguardia brasiliana era già arrivata al Fiume Taro (Medesano di Parma) tagliando virtualmente lo sbocco in pianura a circa 15.ooo uomini provenienti dal fronte tosco-emiliano (Luningiana).

Il comando Brasiliano attestato a Montecchio Emilia e S. Polo d’Enza (RE), al confine con la provincia di Parma, era convinto che la guerra fosse già finita. La sollevazione generale c’era già stata nell'Italia del Nord e si diceva che i tedeschi in zona stessero già trattando la resa coi partigiani delle brigate Garibaldi 135, 12, 78, 31a. 



La sera del 26 in piazza si era fatta festa. Si ballò e cantò fino a tarda notte, alzando anche il gomito. Poi nella notte i cannoni tornarono a tuonare. Un battaglione bersaglieri repubblicani e uno di alpini, con appoggio tedesco cercarono di aprire un varco verso la Via Emilia a Medesano ancora poco presidiata. Assonnato ancora dalla baldoria della notte precedente tutto il comando brasiliano saltò sui mezzi e così fecero i soldati, all'allarme. 



Non era finita. Intanto i piccoli progressi tattici dei Bersaglieri andavano a sbattere su rotabili sempre più infestate da camionette dei reparti alleati che reagivano e chiamavano rinforzi. Sulla Via Emilia gli alleati e i brasiliani erano già oltre Parma, di molto. La sera del 27 il Gen. Carloni ebbe un colloquio con Otto Fretter Pico che si disse disposto a trattare, ma gli ultimi ordini dalla Germania parlavano di accettazione della resa a patto che tutti i comandanti delle unità dipendenti fossero d'accordo. Il mattino del 28 a Fornovo Taro ebbe luogo la riunione e nessuno dissentì. Don Alessandro Cavalli parroco di Neviano de Rossi s’era gia recato con un messaggio al Caseificio Arduini di Respiccio, ma i tedeschi lo avevano respinto dicendo che serviva una proposta scritta (vedi sopra in alto). Alla scadenza delle due ore i brasiliani aprirono il fuoco. 
Nel pomeriggio sventolando un drappo bianco, giunse davanti alle posizioni degli assedianti il maggiore Khun, capo di Stato Maggiore della 148° Divisione di fanteria, accompagnato da due ufficiali, col mandato di trattare le condizioni della resa. Il colonnello Brasiliano De Mello gli rispose deciso che la resa non era trattabile, era incondizionata, ma garantì che soldati e ufficiali sarebbero stati considerati, come prescritto dalla convenzione internazionale, prigionieri di guerra a tutti gli effetti. Ancora qualche ora di scambio di parole sulle rispettive posizioni, infine alle 23,45 la resa firmata in una casa di Pontescodogna. 
Le armi tacquero del tutto dalle 5,20 del giorno dopo, 29 aprile. Negli accordi di resa la precedenza veniva data ai feriti. Tra la massa di uomini e materiali che incolonnati si arrendevano gettando le armi nel fossato, si fece largo una colonna di autoambulanze ed altri veicoli con 800 feriti tedeschi che, giunta alle ore 13 a Pontescodogna, venne fatta proseguire con scorta fino a Modena, per i ricoveri gravi.

Alle 14 dello stesso giorno 29 si presentò al comando brasiliano il generale Mario Carloni comandante della Divisione Bersaglieri Italia, unitamente al suo Stato Maggiore composto da una decina di ufficiali. Così nelle sue parole 
”… alle ore 14 al punto dove mi attendeva un ufficiale superiore brasiliano. L’accoglienza fu cortese. Furono scambiate poche frasi e poi fui presentato a un generale che era stato incaricato di accompagnarmi al campo di concentramento americano di Firenze. Mi fu lasciata la pistola in segno di riconoscimento e secondo l’usanza. Il mattino successivo raggiunsi Scandicci, poi Boboli dove concentravano diversi alti ufficiali, Graziani compreso" 















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