martedì 31 luglio 2012

G. B. Tagliasacchi: ritratto della nobildonna Lavinia Ferrarini Dodi

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Questo ritratto di elevata finezza, apparso di recente sul mercato antiquariale di Brescia, merita una speciale attenzione. Si tratta infatti di un inedito autografo di Giovan Battista Tagliasacchi (Borgo San Donnino 1696-Castelbosco Piacentino 1737) come attestano chiaramente lo stile fluido ed elegante e la scritta sul retro del telaio che ri porta l'identità della giovane dama dai capelli cinerini : "Ritratto della signora Lavinia Ferrarini Dodi in età d'anni 25; fato dal signore Gio.Battista Tagliasacchi l'anno 1734". Al pittore borghigiano, tra i più rappresentativi del tardo barocco parmense e emiliano, rimandano anche l'impianto sicuro, la resa realistica dei lineamenti e una gestualità, formale ma del tutto plausibile, che sottolinea i tratti distintivi del carattere e la personalità di Lavinia, la sua aristocratica bellezza, abbigliata secondo i canoni della moda sontuosa del primo Settecento.


Ad es. l'acconciatura piatta e incipriata e i boccoli ricadenti sulle tempie, l'ampio abito di velluto arricchito da bordure in pelliccia e il corsetto guarnito di nastri e pizzi nell'ampia scollatura sul seno. Ma ciò che colpisce di più, in questo splendido ritratto tardo barocco è la tavolozza che scurisce in toni brumosi, dove prevale il marrone che assume varie tonalità per accompagnarsi ai blu, ai rosa e ai grigi che spuntano tra le pieghe sovrabbondanti del panneggio: una pittura densa e rarefatta, quasi monocroma, che ricorda quella dell'ammiratissimo sant' Andrea Avellino dipinto per la Cattedrale fidentina nel 1731. Tale impronta severa, che conferisce un certo fascino suadente e misterioso alla figura di Lavinia, la ritroviamo però anche nell 'unico ritratto femminile finora noto, quello di Enrichetta d'Este, dato per disperso da Enrico Scarabelli Zunti ma di recente identificato da Mariangela Giusto tra i quadri della collezione dell' Ordi ne Costantiniano di San Giorgio di Parma. Il dipinto, che risulta eseguito verso il 1737, fu molto apprezzato dalla munifica principessa che, come rammenta lo stesso Scarabelli Zunti, diede in dono all'autore uno sp1endente anello d'oro con zaffiro e sei diamanti, va1utato 90 doppie. Altri ritratti di sicura mano del Tag1iasacchi sono le quattro tele, di cui due firmate, che ripropongono l'austera figura di monsignor Gherardo Zandemaria, vescovo di Borgo San Donnina dal 1719 al 1731 e poi a Piacenza fino al 1737, ritenuto il primo protettore e mecenate dell'artista fidentino. Ad essi va aggiunto il ritratto di religioso, identificato da Raffaella Arisi con l'abate di San Sisto, che nel 1730 commissionò al Tagliasacchi la piccola pala raffigurante Cristo che appare alle sante Margherita e Gertrude, tuttora sull'altare dell'omonima chiesa piacentina. Sempre Scarabelli Zunti accenna all'esistenza di altri due anonimi "ritratti di mezza figura al naturale" in suo possesso, oggi difficilmente rintracciabili, così come sono da considerare dispersi un ritratto del marchese Barizola e i ritratti di monsignor Severino Missini, vescovo di Borgo dal 1732 (pagato "12 zecchini", forse scomparso nel 1944 tra le rovine del palazzo vescovile) e di padre Ambrogio Piantanida degli Agostiniani Scalzi di Milano ("preso dal vero", come precisano i documenti), che figurano tra le opere rimaste nello studio del pittore al momento della sua repentina scomparsa avvenuta, come è noto, a Castelbosco Piacentino nel dicembre del 1737. Del tutto ignoto alle fonti è invece, come si è detto, l'ovale dedicato a Lavinia Ferrarini Dodi, nobildonna appartenente con ogni probabilità al patriziato piacentino. La sua immagine, riemersa dall'oblio, rappresenta un'ulteriore, importante acquisizione destinata ad integrare il catalogo delle opere del pittore borghigiano, riproposto ultimamente da Erika Gubitta (2007). Il valore di questa tela, che apre nuovi spazi di ricerca anche per quanto riguarda la committenza, è ancor più apprezzabile se si considera l'assoluta prevalenza dei temi religiosi nel repertorio dell' artista borghigiano. Di Tagliasacchi non si conoscono infatti altre opere di soggetto profano, se si esclude la composizione allegorica, incisa nel 1732 dal tedesco Anton Fritz, per il frontespizio del volume celebrativo dedicato dalla comunità di Piacenza all 'Infante Don Carlos di Spagna che all'epoca si apprestava a prendere possesso del Ducato.
Guglielmo Ponzi
(Pubblicato sul settimanale diocesano  il Risveglio del 30 aprile 2010)

Johannes Ferdinand Khien (Neusohl 1656 - Vienna 1723) a Zibello

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All’interno della quattrocentesca chiesa di Zibello di fondazione pallaviciniana si possono ammirare numerose opere di pregio, tra cui questa affollata scena biblica, collocata sulla parete di destra del presbiterio,  che  però non è  “La raccolta della manna” come si è  solitamente ritenuto, bensì  “Mosè che fa scaturire le acque dalla roccia del monte Horeb” (Es. 17,3-7):  solo così, infatti, si  possono spiegare la verga impugnata dall’accigliato profeta,  l’atteggiamento dei personaggi affaccendati con brocche e bacili in rame, ma anche in prezioso argento sbalzato, i bambini che si dissetano prendendo l’acqua dalle mani della mamma e infine il cagnolino che si abbevera alla corrente del ruscello.

Nessun dubbio invece per quanto riguarda l’autore, grazie alla scritta  in basso a sinistra, dove, accanto alla data 1699, compare in evidenza  il nome di Ferdinando Chieni ( “Pingente Ferdinando Chieni Ungaro”): nome italianizzato di Johannes  Ferdinand Khien (Neusohl 1656 - Vienna 1723), valente  pittore battaglista, di origine ungherese,  la cui vicenda biografica e artistica, fino a ieri del tutto sconosciuta,  è stata  da poco ricostruita con grande accuratezza  da  Klara Garas (Lubiana, 2000). Di incerta formazione, ma figlio del pittore Johann Christoph, Ferdinando Chieni, citato dallo Zani come Chier o Chierici ( il suo cognome,“scritto sbagliato o letto sbagliato, capito sbagliato, interpretato secondo gli usi locali” è citato anche come Kien, Kuhn, Chien, Khuen, Tieni, Chiari ecc) appartiene a un’antica famiglia di artisti, pittori e scultori,  attivi nel XVII secolo, tra cui abbastanza famoso  Hans Jakob Khien (Khirn), pittore operante al servizio dell’arcivescovo di Bratislava e  della famiglia  Esterhazy a Eisenstadt (1669).
Tema ricorrente della maggior parte delle  sue opere, a partire dalle prime tele datate al 1682, è la battaglia, con furibondi scontri tra cavalieri,  chiaramente ispirati    all’epica delle continue  guerre contro i Turchi: circa una decina di dipinti finora individuati nelle principali collezioni di  Salisburgo Vienna e Sibiu. Klara Garas, che  ritiene probabile   un viaggio in Italia di Khien  negli anni Novanta, ignora tuttavia  l’esistenza del quadro  autografo della chiesa  Zibello, la cui marcata  impronta  “battaglista”, è evidenziata  dal cielo tempestoso, dal paesaggio scuro e tormentato e dagli accampamenti israeliti brulicanti di figure in movimento.
Sempre nella stessa chiesa parrocchiale, le guide locali  attribuiscono a Chieni pure i tre quadri del coro: “La Madonna col Bambino e Santa Teresa d’Avila”, “Il miracolo di San Benedetto” e il “Martirio dei SS.Gervasio e  Protasio”,  ma solo quest’ultimo, composto in modo non del tutto convenzionale e con qualche richiamo  alla cultura veneta e emiliana,    può essere sicuramente assegnato al pittore ungherese.  La sua sistemazione  del tutto  posticcia come pala d’altare fa inoltre dubitare che si tratti proprio  dell’originario  pendant del Mosè, la cui esistenza, sul lato opposto del santuario (attualmente occupato dalla “Gloria” domenicana del bavarese Ignaz Stern)  è  confermata dai documenti dell’archivio parrocchiale, in  particolare dalle “Memorie Gardini”, che danno   notizia del doppio incarico affidato dalla locale  Confraternita del Santissimo Sacramento al poco più che trentenne artista  ungherese, dimorante a Parma e forse in attesa di riprendere il suo viaggio di formazione alla volta di Firenze,  Roma e  Napoli: “La Venerabile Confraternita del Santissimo Sacramento della priorale Chiesa di Zibello ha fatto fare a sue spese sotto il priorato del Signor Giovan Battista Boni li doi quadri che sono nel Coro dalle parti dell’Altar maggiore per il quale ha dato lire 1400. cioè 700 per quadro; qual pittore è stato un tal signor Ferdinando Chieni, ongaro, di presente abitante in Parma et a di 14 agosto 1699 sono stati ataccati al muro di questa Chiesa da mastro Giovanni Biazzi, marangone, quale ha fatto le cornici”.

In questo secondo dipinto, che ci sembra largamente  sottovalutato,  Chieni ambienta l’episodio  del  martirio dei santi patroni in uno spazio aperto, proprio nell’attimo in cui il carnefice sta per sferrare il colpo fatale alla testa di Protasio, mentre in primo piano giace riverso in diagonale il corpo privo di vita  di Gervasio, sul quale gli aguzzini hanno crudelmente  infierito con i flagelli, rimasti abbandonati a terra vicino alla colonna del supplizio.
All’esecuzione  dei due fratelli gemelli milanesi, figli di Vitale e Valeria pure essi martiri cristiani, assiste dall’alto del suo trono il crudele Astasio, la cui figura inturbantata è avvolta in un cono d’ombra, mentre dal lato opposto si affaccia  il vecchio sacerdote pagano che  tenta  di indurre il giovane ad abiurare la fede cristiana e a rendere omaggio all’idolo in bronzo ( un Giove fulminante, ma la  nudità lo rende molto improbabile), davanti al quale è collocata una sottilissima anfora da cui si espandono  fumi  d’incenso.
La composizione che si snoda con manieristica facilità tra le architetture del fondo, dove si intravedono un anfiteatro e le statue degli dei che evocano la Roma dei Cesari ( anche se la struttura dell’anfiteatro sembra piuttosto ricordare l’arena di Verona, forse la prima tappa italiana del suo viaggio), si avvale come quinta prospettica sul lato sinistro della sinuosa figura di un soldato romano,  che si incrocia con quella di un innocente fanciullo dallo sguardo smarrito e col dito puntato verso il corpo livido e piagato di Gervasio. Non si conoscono di questo pittore altri  quadri a soggetto devozionale.
Dopo le vigorose prove di Zibello, sull’attività di Chieni  nell’ambito del Ducato le  fonti locali offrono ben poche notizie. Esse sono  sostanzialmente  riconducibili all‘elenco dei quadri di Clara  Zimmarani, redatto nel 1713 a Parma da L.Tremonti e I.Spolverini e riportato da Scarabelli-Zunti, dove l’artista ungherese  figura come autore di due battaglie, e a un’ incisione di analogo soggetto,  segnalata da Patrizia Consigli (”La battaglia nella pittura del XVII e XVIII secolo”, 1990) tra le stampe della Raccolta Ortalli della Biblioteca Palatina. (n. 8219).
Nuove   tracce, molto interessanti anche se  solo epistolari, portano invece   a Venezia,  dove il valente  pittore risulta “commorante” tra il 1706-7. La sua presenza nella città lagunare è  confermata da alcune lettere pubblicate da Franca Zava Boccacci in uno studio del 1996 dedicato alle origini della collezione Conti di Lucca, formata inizialmente  da autori in prevalenza veneti, tra cui Carnevalis e Canaletto,  ma anche da petits maitres di stanza nella città lagunare, pittori di genere  più o meno conosciuti, come appunto il nostro Chieni   (“I veneti nella Galleria Conti di Lucca”, in “Saggi e memorie di storia dell’arte”, v. 17, 1990).
Con  una lettera inviata a  Stefano Conti  il 29 giugno 1707, Chieni, che si sottoscrive  “ungaro pitore in Venetia” specificando ancora una volta   la propria patria ungherese,  dichiara di essere autore di quattro piccole tele, consegnate  nel maggio dell’anno precedente. Di questi dipinti, difficilmente rintracciabili dopo la dispersione ottocentesca, egli  fornisce, su richiesta dello stesso collezionista  lucchese, una dettagliata descrizione, una sorta di “autentica”, nella quale sono indicati con precisione  i soggetti e le misure:  “due quadretti di battaglie di quarte 3 e 5 per traverso  il mese di Magio 1706. E li altri due di quarte 5 e 7 per traverso  di figure piccole esprimente uno il diluvio universale e l’altro quadro Noè entro nell’arca con molti animali e volatili, quali sono originali et depinti di mia propria mano”. Se si considera che la “quarta” corrisponde a un terzo di “braccio” veneziano, cioè 17 centimetri,  le due  battaglie dovrebbero misurare circa 59x85, mentre le scene bibliche 85x110. Dal tono della lettera, che accompagna l’attestato,  si direbbe che il pittore  non stia attraversando un buon momento, per cui  non esita a sollecitare nuovi incarichi da parte del suo   facoltoso committente: ”Sto aspetando qualche altro suo comando che mi faria gratia particolare, stante che io al presente ho pocho da fare promitendo con qualche vantaggio di farlo star ben servito suplicandola degli suoi stimatissimi comandi et …”
Ed è proprio nel solco delle ricerche veneziane di Franca Zava Boccacci, che si colloca l’illuminante contributo di Klara Garas, per cui da oggi possiamo guardare ai quadri di Zibello con un occhio diverso,  meno  condizionato dagli  sbrigativi giudizi espressi in passato.

Guglielmo Ponzi            
(Pubblicato dal settimanale diocesano  il Risveglio 10 dicembre 2010)

lunedì 30 luglio 2012

La nuova Giunta: nuova quel che basta.

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Il neo assessore Daniele Aiello

Entra Daniele Aiello, escono Antonia Donetti e Giuseppe Pantano, che detenevano rispettivamente le deleghe a Comunicazione e politiche giovanili e a Sport e partecipate. Al vicesindaco Tanzi andranno anche le partecipate. In totale un assessore in meno e un nuovo assessore che in passato, da consigliere comunale, ha mantenuto la sua indipendenza di giudizio, a fugare logiche spartitorie.   

I merli del municipio di Borgo (Fidenza)

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Nel 1847 la piazza e il palazzo comunale apparivano così. Il concittadino Girolamo Magnani, autore della tavola e scenografico insigne è l'autore del piacevole lavoro. Limitandoci al Palazzo Comunale scopriamo quanto esso è cambiato, fu lo stesso Magnani ad operare il cambiamento e a rendere la facciata così come oggi la vediamo: le finestre da trifore diventarono bifore e le immagini dipinte della facciata cancellate. Nella parte superiore fu costruito un paravento di merli con incastonato nella parte centrale l'orologio e lo stile da similgotico passava a composito o, meglio, a purpurì.

domenica 29 luglio 2012

La storia scolpita di Berta, Milone e Rolandino

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Della vasta bibliografia esistente sul Duomo di Fidenza rimarchevole il volume "Carlo Magno e i Carolingi a Fidenza. Le storie di Berta e Milone e Rolandino" a cura di Gianpaolo Gregori, direttore del Museo Diocesano. Si tratta sicuramente di un contributo di eccezionale interesse per l'approfondimento del programma iconografico della facciata della Cattedrale romanica, una rilettura, com'è stato scritto, accattivante e convincente della splendida decorazione plastica che riveste la parte inferiore della facciata della chiesa di san Donnino.

Con questo impegnativo lavoro Gregori, che in precedenza si è occupato di altre importanti questioni fidentine tra cui la Madonna antelamica e l'antico fonte battesimale del Duomo, ripropone, rendendolo finalmente accessibile a tutti, l'illuminante saggio di Rita Lejeune e Jacques Stiennon "La façade du dome de Borgo san Donnino et les enfances Roland" ove per la prima volta viene spiegato in maniera convincente e documentata il significato dei rilievi sulle due fasce scolpite che adornano la torre del Trabucco, oggetto di un'attenta indagine filologica nell'ambito di una più vasta ricerca dedicata ai cicli rolandini, pubblicata a Liegi nel lontano 1966, ma inspiegabilmente ignorata fino ad oggi dai tanti autori che si sono occupati del nostro Duomo. Partendo da un'intuizione di Emile Male, che già negli anni venti indicava nella tormentata storia di Berta e Milone l'ispirazione letteraria dei fregi, Lejeune-Stiennon sono risaliti alle fonti letterarie dell'epoca medievale, riscontrando una piena concordanza tra i racconti e i testi figurativi. Un'operazione di non poco conto che sgombra il campo da congetture e ipotesi, talvolta assai fantasiose, avanzate finora. Come risulta dagli scritti riportati da antichi codici del XIV secolo (ma derivati, come nota Roberto Greci nell'introduzione al libro, da un originale risalente alla fine del XII o all'inizio del XIII, cioè ad anni che collimano con quelli in cui i fregi fidentini vennero realizzati), il ciclo istoriato della torre del Trabucco sembra identificarsi nel suo insieme e nei singoli episodi, con l'avventurosa vicenda dei due amanti, Berta nipote di Carlo Magno e Milone cavaliere della corte imperiale; quindi la loro storia d'amore; la fuga in Italia, la nascita, l'infanzia e infine il riconoscimento di Rolando destinato a diventare il glorioso paladino carolingio, martire a Roncisvalle.

Gregori ha voluto dedicare questa sua fatica di studioso al compianto monsignor Maurizio Galli: sappiamo così che il Vescovo, che ricordiamo per la profonda cultura e sensibilità, fu subito coinvolto nell'appassionante ricerca.

L'interessante pubblicazione è stata recentemente segnalata dalla prestigiosa rivista "MedioEvo" con un 'ampia recensione apparsa sul numero di marzo, a firma di Roberta Palleschi. Sotto il titolo "Un amore travagliato", la studiosa ripercorre la storia di Berta e Milone, evidenziando l'antico legame tra i reali di Francia e la chiesa di San Donnino: un rapporto privilegiato che la tradizione fa risalire allo stesso Carlo Magno, la cui Immagine cavalleresca, finalmente riconoscibile nel corteo dei cavalieri e dei pellegrini sul lato sud della torre, va ora ad aggiungersi a quella dell'acroterio del portale, con Carolus imperator raffigurato in atteggiamento sovrano, accanto a papa Adriano Il che conferisce mitria e pastorale all'arciprete di San Donnino.
M.P.

Pubblicato sul settimanale cattolico della Diocesi di Fidenza "Il Risveglio"
Il volume:
Gregori Gianpaolo
CARLOMAGNO E I CAROLINGI A FIDENZA. Le storie di Berta, Milone e Rolandino
Cremona, Fantigrafica ed., 2009
pp. 200 formato 24 x 17 cm - figg. b/n e a colori

sabato 28 luglio 2012

Il Vescovo e la Cattedrale di Fidenza

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"Tra la Cattedrale e il Vescovo sussiste un rapporto simpatetico, intrinseco, unitivo, quasi “mistico” "
+ Carlo Mazza
Vescovo di Fidenza

Con questa meditazione S.E. il Vescovo di Fidenza Carlo Mazza esplora, interrogandosi, il rapporto intimo tra vescovo e cattedrale arrivando a preziose considerazioni che investono il suo "percorso di vita" insieme alla Cattedrale di Fidenza, la sua, la nostra Cattedrale.

E' possibile scaricare il documento in PDF o leggerlo direttamente qui sotto.





7 luglio2012
Monastero Zen Fundenji
Forum: 
Un percorso di vita ispirato dalla Cattedrale di Fidenza

Per affrontare il tema in modo esaustivo è necessario premettere alcune annotazioni di carattere generale circa quella che è denominata la “fenomenologia del sacro” a partire da elementi oggettivi e significanti e da “esperienze religiose” trasmesse da antiche narrazioni ispirate da un intenso “senso religioso”.

Il tempio: segno, fulcro e sorgente
Ciò che sta all’origine di un “tempio” (Santuario-Cattedrale) non è una decisione meramente umana scaturita da calcoli o da circostanze. L’inizio è aperto da un evento. L’inizio è aperto da un evento. In realtà si tratta concretamente della memoria indicativa-prescrittiva di un evento sacrale (il visibile dell’invisibile) che si impone in quanto viene dall’alto (il trascendente nell’immanente). Dunque non appartiene al genere dell’“opinione”, ma al genere dei “fatti numinosi” ritenuti credibili.
Nella fenomenologia del sacro secondo una lettura analitico-sintetica viene ad essere descritta l’intersezione che il “divino”, nel suo manifestarsi, traccia secondo una linea verticale con la linea orizzontale rappresentata dall’uomo “ricettore”. In essa accade che l’astante (l’interlocutore) è afferrato da una forza incoercibile dalla quale non è in grado di sottrarsi, senza naturalmente non dover farne i conti, e da una comunicazione orale che esplicita il senso dell’evento rivelatore.
Un riferimento nella tradizione patriarcale dell’Antico Testamento si trova nel libro della Genesi:
“Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese là una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ecco, il Signore gli stava davanti e disse: «Io sono il Signore, il Dio di Abramo, tuo padre, e il Dio di Isacco. A te e alla tua discendenza darò la terra sulla quale sei coricato. La tua discendenza sarà innumerevole come la polvere della terra; perciò ti espanderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E si diranno benedette, in te e nella tua discendenza, tutte le famiglie della terra. Ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questa terra, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che ti ho detto». Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo». Ebbe timore e disse: «Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo». La mattina Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità. E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava Luz. Giacobbe fece questo voto: «Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio. Questa pietra, che io ho eretto come stele, sarà una casa di Dio; di quanto mi darai, io ti offrirò la decima»” (Gen 28, 10-22).
Il “luogo” testimonia l’evento. Già luogo “sacro”, viene per così dire ancor più segnato come una realtà “sequestrata”, costituendosi come area di differenza tra sacro e profano. Di qui diventa origine (fulcro/sorgente) di alleanza (promessa) destinata all’uomo interloquito.
Più i generale si tratta di consegnare un’inedita identità significante e discriminante al luogo rispetto a ciò che in esso si manifesta. L’evento è così accolto nelle dimensioni esistenziali di “spazio” e di “tempo” attraverso le quali diventa sperimentabile l’accadere del divino nell’umano.
L’evento sperimentato diventa “fulcro” di riferimento dotato di potenza che crea un cambiamento di vita e si pone come propulsore di energia, tanto da trasformarsi in “sorgente” irradiante luce, vita, fecondità, benessere, guarigione. Vi è un “novum” che promana “senso” per la vita umana (cfr. L. A. Schökel, Dov’è tuo fratello, Brescia, 1987, pp. 178-185).
Il tempio è il cielo in terra
Sul luogo dell’evento “sacro”, per essere precisamente identificato, viene edificato successivamente un tempio, circoscritto dall’“apparizione” della karis benevolenza gratuita (carisma) di Dio. Perciò esprime il punto di incontro tra il “cielo” e la “terra, riproducendo nella forma geometrica l’inizio e la fine, la perfezione e l’imperfezione, il tempo e lo spazio, l’umano e il divino, la santità e l’iniquità. Di fatto il tempio intende riprodurre in terra la figura del cielo.

In tal senso le forme architettoniche più utilizzate e significative ricorrono alle dimensioni del cerchio e del quadrato (segni di perfezione), ma anche del rettangolo e dell’esagono, con l’aggiunta di cupole, di terminali semicircolari (abside), dati che segnano l’orizzontalità e la verticalità, la linea longitudinale e trasversale del cosmo riprodotto.
Il tempio tende a “contenere”, a “raccogliere”, a “unire”, a “riconciliare”, secondo uno schema armonico e dinamico che richiama archetipi in grado di collegare la terra con il cielo, il finito con l’infinito, il presente con l’eterno, il conflitto con la pace.

Tempio: memoria di “rivelazione” di Dio
Il tempio può assumere la figura di testimone di un evento “comunicativo” tra la divinità e l’uomo. Esso continua a rigenerare l’effetto di una presenza come potenza e gloria di ordine sovrannaturale. Ecco perché all’inizio avviene una “rivelazione” di Dio. L’Altro – il “totalmente Altro” – comunica la sua volontà all’uditore.
Nella tradizione profetico-biblica, celebre è il racconto della “vocazione” di Isaia:
“Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria».
Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti».
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato». Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!»” (Is 6, 1-8).
In un contesto cultuale di alto livello simbolico avviene la “visione” del profeta. Dalla voce del serafino (il “bruciante”!) viene la proclamazione di una volontà positiva che testifica un desiderio di “alleanza”, come una “promessa” al futuro, che manifesta un bene capace di sovvertire la “condizione” del presente, che chiede una contropartita, una risposta di carattere “vocazionale”. Ciò suscita “timore e tremore”.
Si rivela il “mistero” che tende a offrire una “logica” all’esistenza umana (il senso ultimo) perché l’uomo ha bisogno di “sapere” ciò che sta oltre il limite (confine) della morte e se esiste un “salvatore” rispetto alla radicalità inesorabile del proprio finire. Di qui nasce la disponibilità alla “missione”.


La Cattedrale come “universo”
Dalle brevi annotazioni possiamo con più facilità e intelligenza passare alla considerazione dell’identità, del valore, della funzione di una Cattedrale, vista in analogia con il “tempio”, luogo carismatico delle religioni.
In realtà grande rilevanza simbolica e pratica assume la Cattedrale nel cammino dell’uomo alla ricerca del Dio vivente. Nel nostro caso, la Cattedrale è un luogo generato dalla fede cristiana interpretata dal genio umano. Non si esaurisce nell’umano, perché attinge al divino.
Storicamente la Cattedrale è la chiesa propria e principale del Vescovo, tanto da essere “una” con lui: non vi è Cattedrale senza Vescovo e non sussiste Vescovo senza la Cattedrale. Infatti in essa egli esprime la sua funzione di successore degli apostoli. Inviato dal Sommo Pontefice, Vescovo di Roma, esercita il suo servizio in profonda comunione con lui, quale successore di Pietro.
La Cattedrale è segno e simbolo della fede e della storia della Chiesa locale. Sede propria del Vescovo, egli esercita qui il ministero di maestro nella fede, presiede la santa Liturgia, proclama e commenta la Parola di Dio, pone in atto il compito di guida spirituale della diocesi, promuove l’unità e la carità del popolo di Dio in modo esemplare e ne rappresenta la continuità nella fedeltà.
Per questo la Cattedrale rappresenta il fulcro generatore della Chiesa, diventa la fonte sorgiva della vita cristiana. Ancora per questo accanto e intrinsecamente collegata ad essa, sorge il Battistero, da dove prende inizio la fede, la quale è poi sostenuta dalla illustrazione della Parola (dalla “cattedra”) e del sacrificio eucaristico (dall’“altare”). Non si deve mai dimenticare, accanto alla bellezza e all’unicità della Cattedrale, la sua origine. Sorta sul corpo venerato del martire Donnino (III sec.) come chiesa “martiriale”, custodisce la sorgente e l’autenticità della fede proprio in riferimento alla “testimonianza” cristologica del martire.
Successivamente, per diverse ragioni, questa chiesa fu elevata a Cattedrale (1610) quando Fidenza divenne sede vescovile. Da allora coltiva e trasmette le tradizioni dei padri, è riferimento di appartenenza e di identità della Chiesa locale, di cui ne è il cuore pulsante. Sul suo altare si celebrano i santi misteri della salvezza, viene consacrato il sacro crisma usato per l’“unzione” nel conferimento dei sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Ordine.
Stupisce, varcando la soglia della nostra Cattedrale, l’armonia delle scansioni architettoniche, l’altezza della navata centrale che innalza i nostri occhi fino a Dio. Accompagna da subito lo sguardo severo e accogliente del Cristo escatologico, che è Giudice misericordioso. Come domina nell’affresco sullo sfondo dell’abside così svetta sulla chiave di volta dell’arco di ingresso, come cifra interpretativa e rivelante, e poi di nuovo lo si trova in un singolare bassorilievo sulla prima colonna di destra, dopo l’entrata principale.
Colpisce soprattutto la bellezza sublime dell’insieme. La bellezza rivela Dio, è un miracolo di Dio che si dona all’uomo, mediante il genio dell’artista che a Lui rende gloria e onore in nome di tutta l’assemblea del popolo di Dio qui radunato. La bellezza non corrisponde solo ad una forma estetica, perfetta nella sua astrattezza, ma rivela un “ordine” trascendente che si rende visibile e comprensibile agli occhi e allo spirito e diventa “regula fidei”.
In realtà è vero che “la bellezza è la grande necessità dell’uomo; è la radice dalla quale sorgono il tronco della nostra pace e i frutti della nostra speranza. La bellezza è anche rivelatrice di Dio, perché, come lui, l’opera bella è pura gratuità, invita alla libertà e strappa dall’egoismo” (Benedetto XVI, Omelia per la consacrazione della basilica della Sagrada Familia a Barcellona, 7 novembre 2010) e ancor più “la via della bellezza è un percorso privilegiato e affascinante per avvicinarsi al Mistero di Dio” (Benedetto XVI, ivi).
Sotto un ulteriore profilo la Cattedrale riproduce e prolunga il cenacolo nella storia dei cristiani e fa rivivere, con abbondanza di segni e simboli, la memoria di Gesù mentre istituisce l’Eucarestia, lava i piedi agli apostoli, li consola nella tristezza, promette loro lo Spirito Santo che poi scenderà in quel luogo a Pentecoste, pone le basi della comunione e della comunità degli apostoli.
Qui in Cattedrale i cristiani ritrovano l’orizzonte più vero della fede cattolica e apostolica, caratteri propri della Chiesa universale, in comunione con il Romano Pontefice, e acquistano quelle dimensioni della “Chiesa locale” che li costituisce cristiani e suoi membri, uniti alla stessa Chiesa universale, attraverso la comunione e l’unità con il proprio Vescovo.
La Cattedrale accumula dunque le coordinate interiori dell’uomo e le rimanda ad un principio originario attendendo una risposta. Così la sua immagine è simbolo (sun-ballein=unire) cioè figura che interpreta la sintesi di un universo che racchiude una molteplicità di aspirazioni. Intende così portare a compimento il molteplice nell’uno, soddisfando l’anelito all’unità e alla comunione.
In tale prospettiva di pensiero la Cattedrale è pacificante non inquietante, luogo di armonia non di conflittualità, unifica e non divide, conduce alla quiete e alla pace, delinea il percorso “mistagogico” della vita credente.
Si potrebbe dire che la Cattedrale interpreta una cifra di totalità dell’esistenza umana – ognuno che entra, si sente a casa – come il corpo per una persona umana. Non per nulla si venera il “corpo” di San Donnino, martire. Ad esso è applicabile una citazione presa da Menashe Kadisman: “Il mio corpo non finisce dove lo vedi. Ma finisce al confine del dolore” (cfr. La Lettura, 32, 2012, p. 39).
Il problema, come sempre, consiste nel decifrare la realtà dell’uomo, posto ad esistere tra la nascita e la morte, e saper rispondere alla sete di verità che lo pervade. In realtà si sperimenta come la verità dell’uomo, di ogni suo giorno si dischiuda dalla Verità di Dio che lo comprende tutto. E’ di fatto la Verità che lo espone al compimento di sé.

Il Vescovo “apostolo” di Gesù
Tra la Cattedrale e il Vescovo sussiste un rapporto simpatetico, intrinseco, unitivo, quasi “mistico” in quanto viene a significare simultaneamente l’incontro con il sublime di Dio, l’unità della fede e la comunione del popolo di Dio. Cattedrale e Vescovo costituiscono un “destino” di vita.
La figura del Vescovo è una presenza colma di significati, apportatrice di gioia, suscitatrice di attese. Egli, per divina disposizione, rappresenta Gesù stesso e come apostolo invoca il nome di Gesù Risorto e trasmette il dono del Vangelo. La presenza del Vescovo manifesta l’importanza della “presenzialità sacramentale” di Gesù, anche sotto il profilo ecclesiale in quanto è il segno più evidente di unità e di comunione nella Chiesa.
In realtà la figura del Vescovo richiama immediatamente la Chiesa particolare e rimanda alla figura degli Apostoli di cui è il successore. Nella persona del Vescovo viene garantita l’autentica trasmissione della fede che, mediante il mandato ricevuto dal Signore e reso attuale dall’autorità apostolica del Sommo Pontefice, secondo l’immagine di una lunga catena senza interruzione di anelli, congiungente la persona di Gesù alla comunità dei suoi discepoli nel tempo presente.
Il Vescovo come apostolo autentico e garante della fede, in speciale comunione con il Papa in forza di quel misterioso legame che si stabilisce tra chi sceglie, chi invia e chi è inviato, sta unicamente in riferimento al mandato divino di guidare, insegnare, santificare il popolo di Dio che vive nella Chiesa particolare, immersa nella storia del mondo. Il Vescovo è pastore, maestro, testimone, ma soprattutto padre nella fede.
Per questo il Vescovo svolge l’incarico di buon pastore nel modo di un “sovrintendente” (cfr. l’Iscrizione di Abercio: “Bonus Pastor cui oculi sunt grandes ubique conspicientes”) rispetto al bene spirituale della Chiesa. E’ colui che cammina con la Chiesa locale, le guarda sopra e la dirige secondo il cuore del Buon Pastore (Gv 10, 11 ss.). Rende visibile nella Chiesa la presenza vivente di Gesù, unico e supremo pastore delle anime (cfr. 1 Pt 5, 47; 2, 25), e per la loro salvezza si prodiga spendendo il meglio di sé.
Un altro dovere del Vescovo consiste nel curare i carismi individuali e suscitare i ministeri nella Chiesa per il bene sommo della comunione. Conseguentemente ha il compito di risvegliare e coltivare le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, di prendersi a cuore i sacerdoti e di seguire le comunità cristiane nel loro cammino di fedeltà e di perseveranza nella fede, di mettersi a servizio (“diaconia”) dei poveri, dei sofferenti, dei perseguitati.
Secondo la tradizione cattolica l’insegnamento del Vescovo è detto “magistero” – proprio del “maestro della fede” – in quanto mira ad insegnare la “doctrina fidei”, tesa a fondare la “cogitatio fidei” al fine di una coscienza retta e formata dei fedeli, perché crescano nella conoscenza del Regno verso la piena maturità in Cristo, secondo la parola salvifica delle Scritture (rivelazione) e la Tradizione della Chiesa.
In ordine a tale compito così delicato e gravoso, si comprende come il Vescovo sia strettamente congiunto con i fedeli. Essi, avvertendone la grande responsabilità, supplicano il Signore perché il Vescovo sia vera trasparenza del Buon Pastore e sia sempre illuminato e accompagnato dallo Spirito Santo, perché “vedano in lui non la sua persona, ma il Padre di Gesù Cristo vescovo di tutti” (cfr. Sant’Ignazio di Antiochia, Lettera ai cristiani di Magnesia, 5, 1).
Anche il Vescovo Ambrogio, riguardo alla figura del pastore, invita prudentemente e sapientemente i suoi uditori neofiti a “non badare all’esterno della persona, ma al carisma del ministero sacro” e aggiunge: “E’ un angelo colui che annunzia la vita eterna. Devi giudicarlo non dall’apparenza ma dalla funzione. Rifletti a ciò che ti ha dato, pondera l’importanza del suo compito, riconosci che cosa egli fa” (Sant’Ambrogio, Trattato sui misteri, n. 7).
Conclusione
Si comprende ora come viene ad essere chiaro “il percorso di vita” personale e istituzionale del Vescovo, in riferimento alla realtà complessa e fortemente segnata da una “simbolica” molto articolata, rappresentata dalla Cattedrale. Così la vita e la missione del Vescovo si intrecciano e si avvalorano nel segno della Cattedrale, vero luogo rivelatore del disegno di salvezza che Dio ha stabilito per il suo popolo che vive in Fidenza.
+ Carlo Mazza
Vescovo di Fidenza

venerdì 27 luglio 2012

Non solo Carbochimica: un sito inquinato in attesa di attenzione

7 commenti:
Fidenza via Ponte Nuovo

L'ex Fonderia Silvestri un'area che richiede attenzione

Ex fonderia in tempi in cui la sensibilità ecologica era roba da intellettuali rimane abbandonata con un fardello inquinante intatto.  Si trova in via Ponte Nuovo ancora isolata dalle costruzioni che si sono spinte verso sud lungo la strada che conduce al Cabriolo e quindi a Tabiano, la conosciamo tutti, come tutti sappiamo che è posizionata la dove piste ciclabili e percorsi francigeni si confondono e poi separano verso le prime colline.

La mano benedicente sul portale minore destro del duomo di Fidenza

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Il simbolo della mano si ritrova nel Medioevo in Occidente sia come “mano di giustizia”, attributo della regalità sia come “mano benedicente” segno legato al ministero sacerdotale e quindi simbolo del Cristo stesso. 
Sopra la porta destra del Duomo di Fidenza la mano esce potente dal cerchio floreale con le tre dita stese a simboleggiare la Divina Trinità e le restanti due ripiegate a indicare la doppia natura umana e divina del Cristo.



Questa simbologia cristiana della mano aperta col palmo rivolto a chi guarda è di origine semitica o addirittura sumerica e sembra non essere presente nella simbologia romana. 
La parte destra della facciata della cattedrale romanica è la parte della pace, rassicurazione, calma e tranquillità, virtù proprie di che dell'uomo che, si è liberato dal dominio  delle potenze del male e si è avvicinato al Cristo. Questo ci introduce ad una ulteriore simbologia della facciata quella delle due colonne ai lati del portale maggiore: la «colonna di destra» è il lato della Misericordia mentre e la «colonna di sinistra» è il lato del Rigore, ed il Rigore si identifica poi con la Giustizia e la Misericordia con la Pace. 

La cosa è espressa in altro modo da René Guénon : "se l'uomo si avvicina alla "Shekinah", si libera» e la"Shekinah" è la «mano destra» di Dio. Ed ancora: "la Shekinah è la sintesi delle Sephiroth; ora, nell'albero sephirotico, la «colonna di destra» è il lato della Misericordia, e la «colonna di sinistra» è il lato del Rigore" (René Guénon, IL RE DEL MONDO Adelphi Edizioni, Milano 1977). Ci si introduce quindi ad una lettura delle due colonne che, apparentemente tronche, hanno visto il fiorire di non pochi tentativi di lettura dei temi iconografici della facciata del Duomo di Borgo San Donnino (Fidenza) senza tener conto che "già nel secolo dodicesimo i grandi maestri di Chartres erano abili nel travestire con figure simboliche idee pericolose o allusioni a fatti ecclesiastici o politici contemporanei: è l'arte del nicodemismo”  (Ponzi/Aimi in "Geometria del Duomo di Fidenza").

Le reazioni ed i commenti alla decisione del Sindaco Mario Cantini

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PDLRiteniamo che l’azzeramento della Giunta senza avere mai cercato un confronto chiaro e leale con la forza politica che rappresenta la maggioranza relativa della sua coalizione ed è stata più che decisiva nella vittoria del 2009, renda ancora una volta evidente come Cantini sia renitente nell’accettare il dialogo e la diversità di vedute. I nostri esponenti in giunta, Donetti e Pantano, hanno infatti preso posizioni nette, coerenti con gli impegni presi con i fidentini in campagna elettorale, e per questo distinguendosi riguardo a scelte decisive per il futuro dell’amministrazione, invece pervicacemente sostenute dal sindaco ma, purtroppo, in aperta contraddizione con il suo mandato elettorale. Siamo dunque in attesa di conoscere gli esiti della verifica che il Sindaco ha annunciato, anche se riteniamo che un sindaco, avrebbe dovuto accorgersi da tempo che le cose non andavano nella sua amministrazione e quindi accettare perlomeno di discutere i suggerimenti del primo partito della coalizione che si è fatto portavoce di tanti cittadini inascoltati. Cantini azzera la Giunta ma rimangono sul campo tanti problemi amministrativi, molti dei quali ereditati dalle passate amministrazioni, che sarebbero stati sicuramente in gran parte risolti se fosse stato più coerente con gli impegni presi. 

giovedì 26 luglio 2012

Fidenza: azzerata la Giunta Comunale

1 commento:

Ecco il comunicato del sindaco Mario Cantini: 

Comunico che, in conseguenza delle posizioni politiche rese pubbliche in occasione degli ultimi consigli comunali del 9 e 10 luglio 2012 e tenuto conto delle dichiarazioni rilasciate alla stampa nei giorni antecedenti le sedute consiliari sopra indicate e nei giorni successivi alle stesse da esponenti locali e provinciali di partito della coalizione, nonché da componenti dell’attuale maggioranza consiliare, ho preso atto  di una contrapposizione tra le forze politiche di maggioranza che necessariamente impone una verifica politica e una riconsiderazione complessiva degli assetti di governo, nella prospettiva di un’effettiva e concreta salvaguardia dell’azione amministrativa  nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi programmatici politico-amministrativi del mandato 2009-2014.

mercoledì 25 luglio 2012

Borgo San Donnino alla fine medioevo

2 commenti:

Nell'ultimo quarto del secolo XVI la Rocca di San Secondo, ormai adibita a residenza del casato dei Rossi,  fu abbellita tanto da farne una piccola reggia.  Un salone fu interamente dedicato a ricordare le gesta dei Rossi ed è costituito da un apparato iconografico ed architettonico imponente: 20 metri di lunghezza, 11,65 di larghezza e 14 ca. di altezza con oltre 1.200 metri quadrati di affreschi. In tredici grandissimi quadri-arazzo sono raffigurate le gesta gloriose dei Rossi a partire dal 1199. Il primo quadro alla destra narra l'impresa di Orlando Rossi che libera dall'assedio di piacentini e milanesi Borgo San Donnino.

martedì 24 luglio 2012

Guido Picelli, le battaglie dimenticate

2 commenti:
Importante il contributo di Giancarlo Bocchi a togliere la figura di Guido Picelli dalla manipolazione interessata del vecchio PCI, questo blog aveva dedicato un post all'uscita del film documentario dedicato al combattente antifascista Guido Picelli, parmigiano: Chi furono i veri responsabili della eliminazione di Guido Picelli in occasione nella ricorrenza del 75esimo anniversario della guerra civile. 

L'importanza del commercio per i centri storici

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Il commercio di qualità contribuisce al decoro ed all'immagine del centro Storico così come vi contribuiscono i monumenti, gli edifici con una storia alle spalle e la cura e manutenzione degli edifici. 

sabato 21 luglio 2012

G.B. Tagliasacchi: “La Madonna dell’Aiuto e Santi”

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Questa splendida pala del Tagliasacchi, firmata e datata 9 ottobre 1737, appartiene a una collezione privata francese, ove è stata individuata e pubblicata per la prima volta da Lucia Fornari Schianchi (“Tagliasacchi, Peroni, Callani: aggiunte al catalogo della pittura parmense del Settecento”, in Scritti di storia dell’arte in onore di Silvie Beguin, Napoli, 2001).
Secondo la studiosa si tratta della tela descritta dagli antichi inventari come  “La Madonna dell’Aiuto  e Santi”, commissionata da Enrichetta d’Este e data per perduta insieme ad altri quadri giacenti nello studio del pittore fidentino al momento della sua improvvisa morte avvenuta, come noto,  nel dicembre dello stesso anno  a Castelbosco piacentino, nella villa   del marchese Fabio Scotti.
L’  attribuzione è  confermata da un preciso riferimento iconografico: infatti la figura della Vergine, dalla fronte velata, che come avverte la stessa Fornari Schianchi  “sembraa desunta da un più antico dipinto”,  riproduce pari pari l’antica  immagine affrescata,   prodigiosamente ritrovata   nel 1723 a Parma all’interno del complesso di San Cristoforo  e  trasferita nel 1811 nella vicina chiesa di San Quintino, dove è tuttora venerata sotto il titolo, appunto, di Madonna dell’Aiuto.
Nell’affollato “circolare gruppo di santi che si rivolgono alla Vergine”  sono  individuabili alcune  figure  tra le più rappresentative dei principali ordini religiosi, presenti a Parma nei primi decenni del secolo XVIII.
Per la grande famiglia francescana abbiamo, in piedi, sulla sinistra in alto, San Francesco di Paola, facilmente riconoscibile per il motto Charitas che il santo eremita, fondatore dei Minimi, esibisce nella tabella affissa sul bastone; allo stesso modo non da problemi l’identificazione di Sant’Antonio da Padova, per l’ampia tonsura, il volto glabro, il giglio e l’antico saio grigio dei Minori. Va però segnalata a questo  punto una piccola imprecisione relativamente  al terzo santo francescano, in piedi al centro della composizione: non si tratta, come si è finora ritenuto, di san Bernardino da Siena,   bensì di san Pasquale Baylon, qui rappresentato secondo l’iconografia consueta  che gli pone tra le mani l’ostensorio per ricordare la sua grande devozione verso l’Eucarestia.  Di fronte al frate alcantarino , che indossa il saio marrone dei Riformati, spicca dal lato opposto un nobilissimo San Luigi Gonzaga, i cui delicati lineamenti sono esaltati dall’alto colletto del nero abito  talare coperto dalla cotta bianca e ricamata.
Ai tre francescani in estasi  e al giovane gesuita assorto in preghiera, si affiancano sulla destra, altri due santi un tempo molto famosi anche nelle nostre contrade, appartenenti entrambi all’ordine domenicano e precisamente  un alato San Vincenzo Ferrer,  che, con la fiammella sul capo e il giglio, guarda verso di noi e ci addita la Vergine attorniata da una lieve gloria di angeli, e  l’ascetico san Pio V, il papa di Lepanto, la cui magrezza è messa in evidenza dal volto scavato e dalla barba bianca che ne allunga il profilo.    Il vecchio pontefice, con il camauro e il piviale, è  assistito da un angioletto che  sgambetta gioioso e mostra sorridente la preziosa tiara papale.
All’austera  figura del papa domenicano fa pendant  l’immagine di sant’Anna rappresentata, anch’essa  molto avanti negli anni, ma che non ha smesso di meditare le sacre scritture,  come rammentano il libro socchiuso e il dito che segna  le pagine delle profezie: realisticamente ritratta, in primo piano a sinistra,  l’anziana genitrice  di Maria ha forse preso in prestito il volto e le fattezze  della madre del pittore.
Tutto il quadro  è pervaso da una  bellissima trasparenza luminosa, con  colori attenuati e  vibranti che ricordano i modi del bavarese Ignaz Stern; ultimo lavoro a essere  compiuto e firmato, questa tela  costituisce  non  solo un’ affettuosa testimonianza di devozione  alla Madonna della vedova dell’ultimo Farnese,  ma anche il testamento artistico e spirituale di Giovan Battista Tagliasacchi, imprevedibile pittore “grazioso” che scioglie le estasi  in immagini  trascoloranti e i cui santi  sorridono sempre con soave dolcezza.

Guglielmo Ponzi
(Pubblicato dal settimanale diocesano  il Risveglio della diocesi di Fidenza il 21 ottobre 2010)

mercoledì 18 luglio 2012

Municipio di Sant'Agostino: l'ultimo giorno

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Domani , 19 luglio 2012, con alcune cariche esplosive il Municipio di Sant'Agostino in provincia di Ferrara verrà abbattuto. Luca Ponzi è entrato oggi nell'edificio ottocentesco e ne documenta l'ultimo giorno

Il profumo dei colori a Bastelli

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Cari amici, giovedì 19 luglio alle ore 21 a Bastelli di Fidenza, accanto alla Chiesa di S. Anna verrà presentato il quinto romanzo di Miriam Spotti, dal Titolo “La vita in un profumo. Verde speranza”. Ho aderito volentieri alla richiesta di scrivere una prefazione, che vi allego per suscitare il vostro interesse. Parteciperò alla presentazione e estendo un caloroso invito alla vostra importane e preziosa presenza.
Sarà sicuramente una serata diversa e culturalmente interessante.
Un cordiale saluto e arrivederci, 
Manfredo Pedroni.

martedì 17 luglio 2012

Convivere con il mostro

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Dopo anni di inutili tentativi sembra venuto il momento di completare gli interventi sulla viabilità nel nodo tra Via Berzieri, Via Esperanto, Via Gramizzi e Via IV Novembre senza più attendere il completamento dell'intervento d'iniziativa privata previsto per l'area ex-Esso.

lunedì 16 luglio 2012

Quando Salsomaggiore poteva pensare al futuro

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La settimana Incom 00327 del 18/08/1949
Cure termali per i bambini a Salsomaggiore.

Descrizione sequenze:bambini si svegliano nei letti dei dormitori; una bambina riflessa nello specchio si lava la faccia; bambini nelle vasche per le cure termali;  bambini fanno le inalazioni; bambini giocano intorno ai tavoli; donne nelle cucine della Casa termale; bambini seduti a mensa; bambini mangiano la pasta e la minestra; bambini fanno il girotondo tra i giardini in prossimità dell'istituto; bambini giocano sull'altalena.

sabato 14 luglio 2012

“Abbiamo sbagliato”: lo dicevano in privato i capi del PD ora c'è chi lo dice in Consiglio

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E' successo martedì 10 luglio 2012, l'omertà della sinistra che ha amministrato 64 anni la nostra città e che negli ultimi venti ha stravolto l'urbanistica del nostro borgo è caduta. A farlo il Consigliere Francesco Ghisoni che ammette che di errori ne sono stati commessi tanti. Da questa ammissione un monito alla presente amministrazione ci sta anche bene affinché che alle malefatte del passato non s'aggiungano quelle del presente .


Lo scheletro che non puoi chiudere in un armadio.


Martedì 10 luglio 2012 nella sala consiliare del Comune di Fidenza

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Il Sindaco Mario Cantini interviene nell'incontro, organizzato da Italia Nostra,
che vedeva come relatore il Sindaco di Cassinetta di Lugagnano 
Esaminiamo cosa è successo martedì 10 luglio 2012 nella sala consiliare del Comune di Fidenza. Le fonti sono i filmati della riunione stessa e gli articoli pubblicati nei tre giorni successivi sulla stampa, la pretesa di conoscere quello che nelle stanze dei partiti si sussurra non è chiaramente tra le fonti disponibili. 

martedì 10 luglio 2012

Terremoto: entriamo nella Rocca di San Felice sul Panaro

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Per prima volta entriamo nella Rocca di San Felice sul Panaro, vi entriamo grazie al servizio di Luca Ponzi diffuso oggi 10 luglio da RAI1 nel telegiornale delle 20.00.

Consiglio Comunale : la maggioranza dei "bomboloni" non regge

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Ecco l'appezzamento di terreno di cui si chiedeva autorizzazione alla alienazione.
Bocciata la delibera di alienazione dell'area di via Togliatti.
Questa volta il Consigliere Giuseppe Cerri non ritiene di votare a favore della delibera che avrebbe dovuto licenziare, approvandolo, il 15.mo punto all'ordine del giorno del Consiglio Comunale che era così formulato "PRG. Modificazione degli assetti fisico morfologici e piano particolareggiato di iniziativa pubblica per l'attuazione della scheda di progetto n. 4.3 (Via Togliatti). Adozione. (Relatore Sindaco)."

Obiettivo della delibera era l'alienazione dell'area verde situata all'inizio di Via Togliatti, in precedenza per l'area era stata ipotizzata la destinazione ad interventi di edilizia pubblica (ACER), l'esigenza di "far cassa" è alla base della nuova destinazione.

Si riforma immediatamente il fronte dei contrari che, come nella delibera precedente, comprende i sette consiglieri PD ed i due consiglieri PDL, Francesca Gambarini e Vincenzo Basile, a cui si aggiunge quello del consigliere Giuseppe Cerri (Per Fidenza), in totale i voti contrari sono 10. Considerando l'astensione del consigliere Daniele Aiello (PDL) non bastano i dieci voti favorevoli espressi dalla maggioranza e la delibera non viene approvata.

Si verifica pertanto quello che nella giornata di ieri era stato evitato e si apre un periodo di incertezza nella operatività dell'amministrazione comunale. 

lunedì 9 luglio 2012

Ex Oratorio Don Bosco. Adozione di variante al PRG.

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Il video sotto è relativo alla presentazione del  punto 13 dell'ODG del Consiglio Comunale del 9 luglio 2012 relativo a "PRG. Centro Storico. Piano di recupero "C" - Ex Oratorio Don Bosco. Variante al PRG. Adozione. (Relatore Sindaco)".

domenica 8 luglio 2012

I gelsi del Cabriolo (mûr del Cäbariöl)

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Claretta ha scritto: "Grazie, Ambrogio, sono bellissime. Se tu avessi sentore di una data o un'orario in cui qualcuno volesse manomettere i mûr del Cäbariöl, fammelo sapere subito."

mercoledì 4 luglio 2012

1954 - I cinquant'anni della "Cledca"

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Da "Il Risveglio del 18 dicembre 1954
"Quello che rievochiamo non è soltanto la storia delle alterne fortune della società, ma soprattutto il lavoro serio e tenace degli uomini che questa storia hanno fatto e vissuto"

martedì 3 luglio 2012

Fidenza: aspettando il 2014

2 commenti:


La battaglia d'estate è finita i dirigenti confermati ed il mosaico politico è destinato a ricomporsi. Nessuna poltrona cambia di padrone e nessun padrone cambia poltrona. La "battaglia" in realtà si è giocata con un carosello d'interventi sapientemente gestiti dalla stampa locale. 

La città di Gian Domenico Romagnosi non c'è più

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lunedì 2 luglio 2012

Consiglio Comunale del 9 luglio 2012 (PRG)

1 commento:

Il cortile del vecchio Oratorio Don Bosco. 
http://fidenza-luoghi.blogspot.it/2011/04/fidenza-e-sotto-terra.html
Otto dei sedici punti dell'Ordine del Giorno del Consiglio Comunale di lunedì 9 luglio riguardano il PRG di cui tre con l'indicazione di "variante".  Al punto 13 troviamo l'adozione di Variante per quanto riguarda un importante edificio del centro storico denominato "ex Oratorio Don Bosco". Ricordiamo che per questo edificio già da alcuni anni una agenzia immobiliare fidentina  proponeva la vendita di appartamenti. Sono, o meglio erano, previsti mono e bilocali, e anche appartamenti grandi su 3 piani, senza garage ma con posti auto in cortile, ingressi su via Bacchini. Alcuni scavi esplorativi nel cortile hanno portato temporaneamente alla luce strutture murarie a volta.

L'assedio discreto a Cabriolo che dura da più di 10 anni

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L'ingresso al viale dei gelsi ed il prato che verrà urbanizzato
Più sotto potrete trovare l'elenco degli atti che hanno portato all'urbanizzazione della zona vicina all'ingresso ovest della strada alberata a gelsi che porta a Cabriolo. Le delibere in proposito sono perlomeno quattro, la prima che abbiamo rintracciato è del febbraio 2001 e contiene e contiene già tutto quanto verrà ripreso o rielaborato nelle delibere successive nello stesso anno, nel 2003 e nel 2005. In sostanza esprimendo l'intento di riqualificare il villaggio ai piedi della collina verso il torrente Rovacchia si autorizzava il trasferimento della volumetria del fabbricato, ex porcilaia, posto nel villaggio in altra zona pregiata ad ovest della collina stessa. Venivano anche concessi cinque anni per la realizzazione di un intervento che nelle premesse viene presentato come riqualificazione ma che in realtà è un attentato all'ambiente.