giovedì 31 gennaio 2013

Il compito dell’educazione come responsabilità comune

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Il prof. Pierpaolo Triani, docente all’Università Cattolica di Piacenza,
con il Vescovo Carlo Mazza e Don luigi Guglielmoni

“Ogni persona ha diritto a un’educazione radicata nella propria cultura e aperta a relazioni fraterne”

“Lo scopo finale dell’educazione dei nostri giovani è quello di farli diventare grandi, dentro un progetto di vita che è quello voluto dal Signore. Dobbiamo essere dei protagonisti dell’educazione secondo il piano di Dio”.
Con queste forti parole il Vescovo di Fidenza, mons. Carlo Mazza, ha concluso il bellissimo convegno diocesano sull’educazione che si è svolto domenica 27 gennaio presso il Centro Interparrocchiale San Michele.

lunedì 28 gennaio 2013

Medaglie d'Onore a due fidentini internati militari

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Due storie diverse raccontano i due fidentini che martedì prossimo 29 gennaio riceveranno dal prefetto la Medaglia d'Onore della Presidenza della Repubblica, medaglia conferita ai deportati militari o civili nei campi di concentramento nazisti. Questo sito e quelli ad esso correlati hanno dato sempre puntuale resoconto dei conferimenti a concittadini, in calce rimandiamo ad alcuni dei post precedenti.

Rubrica "colla e scolla", segnalazione

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----- Messaggio originale ----- 
In data Sabato, 26 gen 2013, xxxxxx ha scritto: 
"Vicino all'incrocio Via 1° maggio Via Costa a lato delle strisce pedonali. Guarda come era sistemato. W la sicurezza."

Precedenti illustri:

venerdì 25 gennaio 2013

"La notte" di Elie Wiesel al Centro giovanile di Fidenza

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Oggi, venerdì 25 gennaio, il Consiglio Comunale si è riunito in una seduta straordinaria al Centro giovanile di via Mazzini per celebrare il Giorno della Memoria. Al saluto del presidente del consiglio comunale,Francesca Gambarini e del sindaco Mario Cantini ha fatto seguito, dopo l'introduzione della prof. Lanzi la presentazione rappresentazione teatrale “La notte” di Elie Wiesel, realizzata da Franco Tanzi con le scuole secondarie di primo grado di Fidenza Zani e Canossa. 

Il Duomo di Fidenza: gli intarsi marmorei nel pavimento

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Il pavimento della cattedrale fu rifatto attorno la metà del 1800 in modo molto discutibile inadatto al luogo. Non a caso coincide con altre modifiche di cattivo gusto quali la decorazione delle tre navate dovuta allo scenografo ed ornatista Gerolamo Magnani e l'apertura di una cappella a destra della crociera della Cripta, recentemente ripristinata.  Ricordiamo comunque che interventi pesanti hanno interessato la cattedrale anche in anni relativamente recenti.
Della pavimentazione precedente in arenaria non si conserva nulla e probabilmente alcune parti sono state riutilizzate nella parte lastricata del sagrato del duomo. Quel che è stato riprodotto fedelmente nella nuova pavimentazione è invece l'intarsio marmoreo nella prima chiave di volta della navata maggiore ed un altro uguale intarsio, posto sotto la seconda chiave di volta. Sul significato e la lettura di questi intarsi si sofferma lo studioso concittadino Vito Ghizzoni in un saggio pubblicato nel 1976 su Conoscenza religiosa, una prestigiosa serie di quaderni curata da Elémire Zolla, con il titolo "Simboli e misteri nella cattedrale di S. Donnino (I)".  Si tratta di un approccio diverso da quelli puramente descrittivi cui siamo abituati. Lo riproponiamo nelle sue parti principali.

La rosa-croce pallavicinia
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Un quinconce, ossia cinque quadrati disposti come in una scacchiera (stemma della famiglia obertengo-palavicinia) nella prima chiave di volta della navata maggiore, un intarsio marmoreo nel pavimento della medesima (a perpendicolo sotto il quinconce stesso) e un altro uguale intarsio, posto sotto la seconda chiave di volta. [Un terzo intarsio, che doveva trovarsi sotto la terza chiave di volta, è -con tutta probabilità- scomparso quando, nel 1568, fu allungato il presbiterio e lo scalone di accesso al presbiterio stesso debordò a tal punto da coprire l'ultima parte della pavimentazione nella navata centrale].
Elementi che sono stati considerati finora come puramente decorativi, ma si sono rivelati invece, ad una attenta considerazione, quasi una «summa» di significati esoterici: segno ed immagine della cultura ducentesca, che sapeva unire l'armonia aritmo-geometrica a quella artistica, mentre attribuiva ai simboli una sorta di potere magico evocativo.
Nella figurazione dell'intarsio noi possiamo, infatti, vedere: un quinconce palavicinio (stemma della famiglia regnante in Borgo quando fu costruita la cattedrale, e cioè in un arco di tempo che va, probabilmente, dalla fine del secolo XII alla seconda metà del secolo XIII), iscritto in una croce greca (che forma una sorta di X, quasi un moto rotorio a diagonale sugli assi dell'altra croce greca leggibile nel quincone stesso), iscritta, a sua volta, in un ottagono irregolare; questo ha la proprietà di avere i lati minori coincidenti con quelli dei quadrati disposti a scacchiera intorno all'ottagono, la cui diagonale coincide, a sua volta, con i lati maggiori; gli assi del suddetto ottagono sono - alla stessa maniera di prima - disposti in moto rotatorio rispetto a quelli della croce greca.
E possiamo considerare: il ritmo ternario (per la triplice ripartizione orizzontale e verticale), espresso nel quincone e nella croce sovrapposta, il ritmo quaternario nei quadrati inscriventi gli scacchi del quincone, e i bracci della croce greca e i lati maggiori dell'ottagono.
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Ma se per gli uomini del Medio Evo, secondo una tradizione pitagorica, il quadrato è simbolo di perfezione e di giustizia, il cinque di fecondità, l'otto di amore e di giustizia, ecco i primi significati attribuibili alla figurazione. Che sembra tuttavia esprime - soprattutto la simbologia del cinque, ritenuto, fra i numeri cosiddetti « perfetti », uno dei più significativi. 
........................
Ora l'E può significare tanto «Tu sei» (cioè riconoscere la divinità) quanto «5», cioè il numero «nuziale », esprimente la quintessenza o «quinta essentia ». Sta in antitesi al «Tu sei» l'altro ammonimento: «Conosci te stesso », ma in modo che tra i due c'e consonanza: l'uno è una esclamazione rivolta con sgomento e riverenza al dio che esiste eternamente, l'altro è per il mortale un memento della sua natura e debolezza. « Quinta essentia », cioè: Aurum potabile, acqua permanens, vinum ardens, elixir vita e, solutio, coelum (Zolla). E quindi la possibilità dell'unione del pari con il dispari (2+3), dell'elemento maschile con il femminile, del finito con l'infinito, del pianeta con le stelle.
D'altra parte non mi sembra azzardato pensare che il quinconce sia disposto (e voglia esserlo) come una X (prima lettera del nome Cristo in lingua greca) e la X, nella tradizione platonico-cristiana, è simbolo del Verbo. Del Verbo e della Croce insieme, e, probabilmente, di quella «duplice Croce» cosmica di cui parla Jean Daniélou7 assai cara ad un'antica tradizione, se oltre al quinconce, si considera l'intera figurazione dell'intarsio.
Gli otto bracci dela duplice croce e i lati dell'ottagono ricondurrebbero cosi alla simbologia del numero 8: numero delle Beatitudini Evangeliche e della Beatitudine, numero dell'armonia perfetta, numero sia degli elementi sia del corpo e degli stati d'animo secondo le Upanisad (v. Zolla).
Ma c'è di più: nelle cattedrali gotiche di Francia (come Reims, Chartres, Amiens) si trovano o si trovavano nei pavimenti i cosiddetti « Labirinti », ossia intarsi marmorei sui quali i fedeli si soffermavano a recitare speciali preghiere: simbolo non solo del pellegrinaggio terreno verso Gerusalemme, ma anche del pellegrinaggio spirituale verso la salvezza eterna.
Gli intarsi della cattedrale di Fidenza sembrano dunque analoghi a questi labirinti.
Ecco perché chiamerei Rosa-croce pallavicinia l'intarsio, date le sue analogie con altri simboli dei Rosa-Croce. Rosa perché è un fiore geometrico, Croce perché si unifica nella Croce e nella X simbolo di Cristo.
.....................


Vito Ghizzoni, Simboli e misteri nella cattedrale di S. Donnino (I)


Conoscenza religiosa  n° 4-1976-pp.117


Il parere di pignolo (ingegnere in Borgo)



Caro Ambrogio,
si dice che il primo quinconce del pavimento del duomo è posizionato a perpendicolo con la croce di volta e anche sul Risveglio è comparso l'anno scorso un altro articolo con la stessa affermazione.
Se per posizione a perpendicolo intendiamo qualcosa di approssimativo, con una imprecisione di 30-40 cm, allora sono d'accordo.
La foto mostra il primo quinconce del pavimento e sullo sfondo il pilastro, il cui asse centrale è esattamente allineato con la chiave di volta (per ovvii motivi costruttivi): si nota facilmente la non corrispondenza dell'asse del pilastro col centro del quinconce.
Un caro saluto da Pignolo

mercoledì 23 gennaio 2013

Una pagina per il Giorno della Memoria

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A Fidenza due eventi

Mappa interattiva di Borgo San Donnino (Fidenza)

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I luoghi e i principali monumenti del Centro Storico di Borgo San Donnino nell'ottocento e primo novecento nella mappa interattiva
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Il cantiere antelamico del Duomo di Fidenza

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Yoshie Kojima

PREMESSA

Sabato 15 dicembre 2013 al Ridotto del Teatro Magnani si è tenuta l'attesa conferenza “Romanico e Gotico del Duomo di Fidenza”, inserita nel cartellone degli eventi culturali di dicembre. L'incontro ha visto la partecipazione di tre studiosi: Yoshie Kojima, autrice del volume “Storia di una Cattedrale” e docente alla Sophia University (Jochi Daigaku) di Tokyo, che ha parlato de “Il cantiere antelamico del Duomo di Fidenza”; Hisashi Yakou, docente di arte europea all'Università di Sapporo, con “La presenza di San Francesco nel Duomo di Fidenza”; Giovanna Valenzano, responsabile del dipartimento dei Beni Culturali di Padova e docente all’Università di Padova, con “L'uso dello spazio in una chiesa di pellegrinaggio nel medioevo europeo: San Donnino” soffermandosi su alcuni spazi all'interno della Cattedrale come la cripta, i matronei e la suddivisione della navata centrale avvalendosi di confronti con altre chiese di pellegrinaggio europee. 


Ora siamo in grado di dare la trascrizione completa del primo dei tre interventi dove Yoshie Kojima ci ha dato una nuova lettura di alcune parti scultoree della facciata delineandone il significato ed inquadrando nel loro contesto storico. Ne raccomandiamo la lettura alla pagina


Yoshie 
 
Kojima durante la conferenza al
Ridotto del Teatro Magnani a Fidenza

martedì 22 gennaio 2013

Alla scoperta del Duomo di Fidenza con Yoshie Kojima

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http://www.ponziettore.it/CantiereAntelamico.html

Il seme nella terra

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        IL SEME NELLA TERRA.

        Distesa coltre
               di neve
        custodisce il segreto
               della terra,
        resa feconda
               dal seme.
        Quanto e come,
               non sai.
        Ma il tepore verrà
               di primavera
        a scioglierne
               il mistero.

 Lino Cassi
 (2002)

Dalla raccolta: "L'orma sulla sabbia"


lunedì 21 gennaio 2013

... ho dipinto la Pace

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Avevo una scatola di colori  
Tali Sorek, israeliana

Avevo una scatola di colori,
brillanti, decisi e vivaci.

Avevo una scatola di colori.
alcuni caldi, altri molto freddi.

Non avevo il rosso per il sangue dei feriti.
Non avevo il nero per il pianto degli orfani.
Non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti.
Non avevo il giallo per le sabbie ardenti.

Ma avevo l'arancio per la gioia della vita.
E il verde per i germogli e i nidi.
E il celeste dei chiari cieli splendenti.
E il rosa per i sogni e il riposo.

Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

Una scatola a colori
Tari Sorek era una ragazza israeliana tredicenne quando ha scritto questa poesia, che ha vinto un premio ed è diventata famosa in tutto il mondo. Attraverso un'immagine molto semplice, Tali ci fa riflettere su ciò che può significare la parola "pace" in una zona come il Medio Oriente, teatro di molte terribili guerre

domenica 20 gennaio 2013

“La condizione giovanile nel territorio di Fidenza”

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La presentazione dei risultati della ricerca sulla condizione giovanile nel nostro territorio si è articolata in due momenti. Il primo sabato 12 gennaio al cinema Cristallo di Fidenza dove sono stati presentati i risultati della “Ricerca sulla condizione giovanile nel territorio della Diocesi di Fidenza”, raccolti poi nella pubblicazione dal titolo “Generazione Facebook”, a questo momento diamo ampio spazio riportando l'articolo firmato da Amedeo Tosi e pubblicato nell'ultimo numero del settimanale "il Risveglio".
Il secondo momento è quello di sabato 19 gennaio, presso il Ridotto del Teatro Magnani di Fidenza dove, oltre a riprendere i dati significativi del rapporto sono state tentate delle conclusioni, qui sotto Amedeo Tosi ci anticipa la bozza del suo articolo che sta preparando per la pubblicazione sul prossimo numero del settimanale "il Risveglio" . 

Non possiamo non riconoscere ad Amedeo tutta la gratitudine per averci permesso, con tempestività e completezza, di conoscere i risultati di una ricerca fondamentale per entrare nel futuro di questa nostra città che vedrà questi giovani protagonisti. 

Ma principalmente bisogna dare il merito a Mons. Carlo Mazza di aver messo i giovani al centro del dibattito in modo scientificamente serio e strutturato, sono anni che si parla di giovani con tanto di assessorati vari ma questa ricerca (interessantissima) è il primo atto concreto ed utile e non sarà l'ultimo. 

L'annuncio da parte del Vescovo del convegno giovanile diocesano che presumibilmente verrà nei fatti effettuato nel 2014 (un anno almeno  di preparazione serve) già rivela l'intenzione di dare continuità a questa iniziativa. 


Molti dati qualitativi espressi anche in percentuali interrogano fin d'ora il mondo degli adulti e quello della politica, spesso troppo autoreferenziale, cito solo un passaggio "I ragazzi di Fidenza tutto sommato si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti della loro vita presente, mentre è evidente un problema di sollecitazioni del mondo adulto da sviluppare per poterli aiutare a guardare il futuro.".

Il calendario 2013 de "il Risveglio"

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Il tradizionale calendario che il settimale "il Risveglio" ha preparato per gli abbonati è dedicato quest'anno al tema della Fede, non poteva essere altrimenti nell'anno che vede la Diocesi interrogarsi su questo tema. Affrontare il tema della Fede attraverso immagini non è impresa facile, il calendario 2013 tuttavia ci riesce proponendo mese per mese le sculture del nostro Duomo che da 800 anni di questo cammino sono l'immagine scolpita nella pietra in ordinata sequela.


Il cammino inizia nel mese di gennaio con l'immagine profetica di "Daniele tra due leoni" scolpita al centro del semicapitello della colonna di sinistra per proseguire con la "presentazione di Gesù al tempio" nella calotta della nicchia che incornicia la statua di Re David. Via nei mesi successivi le sculture narrano altri episodi diventando quelle "pietre parlanti" di cui ci ha parlato Fausto Negri nella sua guida artistica e religiosa la scorsa primavera.


sabato 19 gennaio 2013

Un pittore di Borgo San Donnino (Fidenza) da riscoprire

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Della seconda parte del lavoro di Angela Leandri, pubblicato per i caratteri de "il Risveglio", settimale della Diocesi di Fidenza, riprendiamo la parte dedicata a delineare la figura di Antonio Maria Formaiaroli, nostro concittadino e "pittore bravissimo". In calce diamo in formato immagine il foglio de "il Risveglio" che riporta l'intera seconda parte del lavoro di Angela Leandri, ricordiamo che la prima è stata da noi pubblicata la scorsa settimana col titolo "La Sacra Famiglia di Antonio Maria Formaiaroli (1679-post.1731)". In calce troviamo in immagine l'intera seconda parte dell'articolo.


Antonio Maria Formaiaroli, definito dall’Abate Zani 
“ 
pittore bravissimo”, è personalità tutta da rivalutare



Formaiaroli, molto apprezzato dai suoi contemporanei e ricordato dallo Zani come pittore “bravissimo”, è portato all’attenzione del pubblico in tempi abbastanza recenti. Il suo catalogo certo si riduce a pochissimi titoli e la sua personalità artistica è ancora tutta da indagare.
Purtroppo sul suo conto si rintraccia ben scarsa memoria, forse a causa di una “iniqua fortuna che in continue amarezze e povertà gli fece trascinare la vita cacciandolo non grave d’anni e quasi dimentico nel sepolcro di Borgo San Donnino” (Scarabelli- Zunti, sec. XIX). 
Il suo nome si ritrova appuntato in una nota della spesa per la novena di S. Donnino (1712) e questo in ragione di un impiego dell’artista come musicista (“3° violino”). (cfr. “Momenti di festa a Borgo S. Donnino nel Settecento”, 2005, p. 72).
Egli figura anche nella “Nota de’ SS.ri Ecclesiastici della Parochiale Prevosturale di S. Michele della Città di Borgo San Donnino dell’anno 1715”, in elenco tra i “Chierici Tonsurati” come “S.r Ant. M.a Formagliaroli”.
Il pittore, tuttavia, dovette in età non più giovane prender moglie e forse scoprire tardi il ruolo di padre. Il parroco di San Giovanni Battista in Borgo San Donnino don Francesco Rastelli stese in data 30 giugno 1740 l’atto di morte per il piccolo Francesco, deceduto all’età di sette anni “circa” nell’orfanotrofio dell’Ospedale posto nei confini di detta chiesa parrocchiale.
L’atto lo dice “filius quondam Antonijs Formaiaroli et Rosa Jugalium”, figlio del fu Antonio Formaiaroli e di Rosa coniugi. Il pittore, così come dà a vedere il documento, non più in vita nel 1740, aveva perciò avuto un figlio all’inizio degli anni trenta del Settecento, all’età di cinquantatré anni circa.




mercoledì 16 gennaio 2013

Gli arresti eccellenti a Parma: manette alla politica

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Ancora manette alla politica - Arrestati Villani, Vignali, Costa e l'editore Buzzi per corruzione e peculato. Sequestrati beni per 3,5 milioni. 

Neve sui terragli

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"Neve sui terragli" è questo piccolo quadro di Ettore Ponzi del 1947. Oggi lo chiameremmo "Neve sull'area archeologica", un po' ambizioso e neutro, preferibile il primo, più borghigiano e caldo. Ecco la galleria dell'oggi con la neve che attutisce lo scorrere del tempo e propone ricordi.

Arresti eccellenti a Parma: rassegna stampa

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LE ACCUSE - Dalle prime informazioni risulta che i quattro "hanno tenuto costantemente, nel corso di più anni - scrivono le Fiamme Gialle - una condotta fraudolenta finalizzata ad accumulare ingenti ricchezze da destinare ad usi strettamente privati", tra cui il "finanziamento della campagna elettorale per le elezioni amministrative di Parma del 2007", il "controllo della stampa locale" e la "fidelizzazione della popolazione parmense e non ad un particolare 'movimento' politico anche al fine di una eventuale candidatura alle successive elezioni politiche nazionali". 

martedì 15 gennaio 2013

Giovanni Battista Tagliasacchi

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Eraclio portacroce - disegno del XVIII secolo attribuito a 
G. B. Tagliasacchi
Biblioteca Ambrosiana (Milano)
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Questa composizione (vedi foto in basso), sapientemente delineata a penna e acquerello, rappresenta una vera e propria primizia pasquale. Si tratta infatti di un disegno inedito di Giovan Battista Tagliasacchi (Borgo San Donnino 1969-Castelbosco Piacentino 1737), destinato a integrare significativamente il corpus grafico del "nostro" pittore, finora limitato a pochi studi parziali di carattere anatomico.

Il foglio, che appartiene alla raccolta della Biblioteca Ambrosiana di Milano dove è stato puntualmente inventariato dal pro! R.R. Coleman, ci offre un 'immagine complessa, di ampio respiro, certamente il bozzetto per una pala d'altare. Di questa originale "invenzione" non esiste memoria alcuna e neppure si conoscono nei repertori del Tagliasacchi opere in qualche modo ad essa collegabili come soggetto.
La qualità del disegno e la firma apposta nel margine inferiore (C.B. Tagliasacchi fidentino) non lasciano tuttavia adito a dubbi. Soprattutto nel tratto essenziale, nell'intelligente lumeggiatura e nel coinvolgente intreccio di figure che animano la scena introdotta da una sobria architettura classicheggiante, trova conferma la forte personalità dell'artista fidentino. All' indubbia capacità inventiva si associa infatti una straordinaria disinvoltura, degna di un grande artista. Nonostante sia vissuto solo quarantun anni, Tagliasacchi "per brio di colore e per movimento di disegno" può infatti considerarsi, come scrive il Ricci, "l'artista migliore di scuola parmense che fiorisse nel primo terzo del sec. XVI/l".
Quanto all'iconografia, l'insolita rappresentazione ci mostra un misterioso personaggio avanti in età procedere tra la folla reggendo una croce, mentre con la mano sinistra porge un pane a una donna. Tra la folla, che si assiepa attorno a lui, altre figure sono colte nell'atto di sfamarsi con il pane: in particolare, il bambino in primo piano e una donna che sta alle spalle dell'ignoto personaggio. Sul lato sinistro, la figura virile che stende la mano ha tutte le caratteristiche di un giovane pellegrino, mentre resta problematica l'identificazione dell'uomo chinato accanto al cesto con i pani.
Il vecchio, che procede con la croce sulle spalle, guarda verso l'alto dove, accanto a un angelo a tutta figura, compare tra il chiarore delle nubi la Madonna con il Bambino. Egli è scalzo e indossa una corta veste, stretta ai fianchi da una cintura. Si potrebbe pensare di primo acchito a un eremita o a un penitente, ma un particolare del sobrio abbigliamento rivela la diversa natura dell'abito e quindi la sua condizione. L'ampia scollatura e un accenno all'allacciatura rimandano infatti ad un indumento decisamente più curato per cui il personaggio si è evidentemente svestito dei suoi abiti. Tenendo conto anche dell'ambientazione, non è da escludere che il pittore abbia voluto rievocare l'episodio di Eraclio che riporta la croce di Cristo a Gerusalemme, con l'imperatore bizantino che, ammonito dall'angelo, dopo aver gettato la corona e gl abiti, procede umilmente vestito solo della propria camicia. Della vicenda narrata dalla "Legenda Aurea" di lacopo da Varagine si conoscono varie versioni. Allo stesso modo il soggetto decisamente inconsueto è sviluppato in maniera diversa: così Piero della Francesca ad Arezzo, lacopo Palma il Giovane a Venezia e lo Scarsellino a Ferrara. Del tutto inedito appare invece il particolare della distribuzione del pane, che forse allude alla liberazione di Gerusalemme dalla tirannia dei Persiani, ma non può non sfuggire un possibile legame di natura teologica tra la croce di Cristo e il simbolo del pane. Un dato sicuro è comunque rappresentato dal fatto che l'episodio illustrato nel disegno appare sostanzialmente coerente con i testi letterari che hanno ispirato l'iconografia della Santa Croce.
A questa antichissima devozione la Chiesa dedica tuttora nel corso dell'anno liturgico due distinte celebrazioni: l'Invenzione, cioè il ritrovamento della croce da parte dell'imperatrice Elena, il3 maggio e l'Esaltazione il 14 settembre, in ricordo del trionfo del pio imperatore Eraclio che nel 630 riportò a Gerusalemme la croce di Cristo, sottratta undici anni prima al re persiano Cosroe. Narra la leggenda che, mentre Eraclio si apprestava ad entrare trionfalmente in Gerusalemme portando la sacra reliquia, accadde un prodigio: la porta di accesso si chiuse davanti all'imperatore e un angelo gli impose di umiliarsi. Solo quando l'imperatore, sceso da cavallo, si levò gli abiti regali, caricandosi sulle spalle la croce, la porta della Città santa si aprì ed Eraclio, assunto veste e atteggiamento penitenziale, entrò in città a piedi.
Sull' origine del disegno, e quindi sulla sua possibile datazione, si può avanzare l'ipotesi di un incarico assegnato al Tagliasacchi dagli agostiniani di Milano per i quali il pittore aveva lavorato negli ultimi tempi della sua breve esistenza. Un quadro, rimasto nel suo studio nel 1737 al momento della sua scomparsa, rivela infatti l'interesse di questi religiosi al tema della Croce: esemplare l'immagine della Vergine che addita il Crocifisso a s. Agostino. Da notare inoltre che il profilo affilato di Agostino coincide perfettamente con quello del presunto Eraclio.
Non va infine dimenticata l'antica tradizione fidentina di celebrare con particolare solennità le ricorrenze liturgiche del 3 maggio e del 14 settembre. In una Cattedrale sfarzosamente addobbata e gremita di popolo, veniva esposta l'insigne reliquia costituita da un frammento della croce, che da tempo immemorabile appartiene alla nostra chiesa e che è custodita in un reliquiario d'argento. Probabilmente il prezioso legno fu donato alla chiesa di san Donnino in seguito alla quarta crociata, nel corso della quale si distinse per valore e temerarietà un esponente della famiglia dei conti Baffoli, membri della più tipica aristocrazia borghigiana.

Guglielmo Ponzi            (Dal settimanale diocesano  il Risveglio)


Giovanni Battista Tagliasacchi
Borgo san Donnino, 26 agosto 1696 – Campremoldo Sopra, 3 dicembre 1737

A quindici anni è a Parma , allievo di Giacomo Giovannini e quindi si sposta Bologna dove, con il maestro Giuseppe Dal Sole, studia le opere del Correggio e del Parmigianino
Attratto dal manierismo incorpora nelle sue opere significati alchemici. Nel 1721, sollecitato dal duca Francesco Farnese, è a Roma.
Sposta il suo laboratorio a Piacenza dopo aver donato i suoi quadri al convento dei frati cappuccini di Borgo San Donnino. Alcuni suoi dipinti sono conservati nell'oratorio di San Giuseppe a Cortemaggiore.
I suoi grandi committenti sono Enrichetta d'Este e la contessa Sanvitale.
Muore il 3 dicembre 1737 nel borgo di Campremoldo Sopra, nel piacentino in modo misterioso forse vittima di omicidio o dei suoi esperimenti alchemici. 

Giovan Battista Tagliasacchi a Salsominore

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L'amorevole figura dell'Angelo Custode che conduce per mano un bambino, simbolo dell'anima a lui affidata, è uno dei soggetti ricorrenti nella iconografia cattolica. Si tratta infatti di un'antica devozione, pienamente legittimata dalle Sacre Scritture e confermata dall'esperienza di numerosi santi. Essa conosce uno straordinario sviluppo soprattutto a partire dal 1670, anno in cui il Papa Clemente X decide di istituire la festa del 2 ottobre ed estendere il culto degli angeli custodi a tutta la Chiesa.

Non sorprende, quindi, trovare all'interno della piccola chiesa parrocchiale di Salso minore (frazione di Salsomaggiore in provincia di Parma) questa raffigurazione tardo-barocca del celeste protettore, rappresentato come di consueto nelle sembianze di un giovane alato, dai tratti vagamente efebici e avvolto da una corta tunica svolazzante. La sacra immagine (che ricalca lo schema tradizionale) si rifà all'apparizione dell'arcangelo Raffaele, il misterioso compagno di viaggio che assiste il figlio di Tobia proteggendolo da insidie e pericoli: egli è il prototipo del nostro angelo custode. Nell'inedito quadro di Salsominore questo amico silenzioso e fedele dell'anima incede tranquillo e dignitoso in una valle oppressa dalle tenebre: un'evidente metafora della condizione umana esposta agli agguati del demonio, rappresentato in basso a destra, sotto l' aspetto di un repellente mostro dalle zampe palmate.
Impugnando il lungo bastone da viaggio che termina con una piccola croce l'angelo custode rassicura con la sua luminosa presenza un tenero bambino, che lo guarda fiducioso e si lascia docilmente guidare verso il lungo e sconosciuto viaggio della vita.
Sulla collocazione dell'interessante dipinto, all'interno dell'agreste chiesetta collinare, non si hanno indicazioni precise. Ma il tema si presenta assai funzionale al fonte battesimale, se si considerano le reiterate invocazioni agli angeli che accompagnavano un tempo la celebrazione del sacramento dell'iniziazione cristiana.
Un angelo custode che addita sorridente il cielo dell'anima di un fanciullo, lo incontriamo invece alle spalle di s. Anna, in un noto dipinto settecentesco della chiesa fidentini di s. Pietro Apostolo. Collocata nella prima cappella a sinistra, la pala d'altare ha per soggetto principale l'educazione della Vergine. L'accostamento tra i due temi evidenzia l'importanza dell'educazione religiosa dei bambini e il valore dell'infanzia come età di crescita e di formazione spirituale. Ma si vogliono innanzi tutto ricordare le chiare parole di Cristo tramandate dal vangelo di Matteo: "Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli". Affiancata dalle colonne tortili della notevole ancona tardo seicentesca, e sormontata dallo stemma dei conti Ornati di Borgo s. Donnino (che risiedevano nell'antico palazzo di fronte all' oratorio di San Giorgio), la tela dovrebbe risalire all'ultimo quarto del Settecento e l'autore è molto probabilmente il nostro Dal Verme.
Tornando alla tela di Salsominore, va notato l'evidente l'influsso di Giovanni Battista Tagliasacchi, in particolare nell'eleganza dei gesti e nelle accentuate sfaccettature del panneggio.
Motivi che rispondono a uno stretto collaboratore dell'insigne artista fidentino, forse Luca Casana, la cui presenza a Salsominore troverebbe conferma nell'esistenza di un secondo dipinto a lui attribuibile: l'aggraziata Sacra Famiglia, purtroppo trafugata dalla chiesa nel 2001 e ora nota solo attraverso le fotografie.
Dedicata a Cristo Salvatore, la chiesa di Salsominore sorge ai piedi del colle cosiddetto Ghibellino, in cima al quale - ricorda lo storico Dario Soresina nella sua benemerita Enciclopedia Diocesana - si intravedono ancora i ruderi del castello, ove, secondo la tradizione, avrebbe soggiornato Federico I, detto il Barbarossa. Il titolo, Salvator Mundi (tra gli attributi più belli e completi di Gesù), è inciso in una grossa pietra, probabilmente un'architrave proveniente dal primitivo edificio romanico. L'importante reperto, ritrovato in uno scavo negli anni '70, reca la data 1520, ma i documenti attestano l'esistenza della chiesa del Salvatore già a partire dal XII secolo. Tra le altre opere, conservate al suo interno, merita infine di essere segnalato il pallio in scagliola, ornato con fregi floreali e datato 1686, che riporta il nome del donatore.".

Guglielmo Ponzi            (Dal settimanale diocesano  il Risveglio)


Chiesa e canonica di Salsominore


sabato 12 gennaio 2013

La calunnia è tra "i peggiori costumi di borgo"?

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Parrebbe di sì se si legge il post pubblicato oggi dal blog locale Nave Corsara (che proponiamo in immagine più sotto). Meno male che a mettere a posto le cose segue il commento di Claretta che conclude "riguardo il suo appunto, Ivano, circa l’adattamento del soggetto in questione, ai peggiori costumi di Borgo, äm nin sum vida un pò pra-mäl e sono convinta che se si fosse stabilito a pochi chilometri di distanza, cioè a Salso, tanto per citare un paese a caso, ne avrebbe assorbiti di peggiori tra i peggiori.". E visto che Claretta oltre che vestale del dialetto è anche la miglior conoscitrice della natura e della psiche del borghigiano DOC (e lo dico perché penso proprio sia così) non mi resta che applaudire (a Claretta e solo a Claretta).

Un candidato fidentino c'è, bene così

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E' pronta la Lista Monti dei candidati alla Camera e sopra vediamo i candidati per la regione Emilia e Romagna. Tutti hanno firmato il cosiddetto "Codice Bondi' cioè l'insieme dei comandanti  che ciascun candidato di Scelta Civica si impegna a rispettare compreso l'impegno a non cambiare gruppo. Nella lista dell'Emilia Romagna, che riportiamo in immagine sotto, troviamo al 31 esimo posto la concittadina Uliana Ferrarini nata a Fidenza nel 1966. La posizione in lista rende assai problematica la sua elezione, ciò non toglie, ma aggiunge merito alla sua scelta. 

venerdì 11 gennaio 2013

Fidenza: si è conclusa la gara di appalto per la nuova sede del Solari

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Dopo le verifiche previste dalla legge l'aggiudicataria dell'appalto per costruzione del nuovo Solari la complessa vicenda segnerà un passaggio importante ed irreversibile. L'appalto è stato aggiudicato all’impresa modenese Iti (Impresa generale spa) che ha presentato la miglior offerta offrendo un ribasso, sull'importo indicato per l'appalto in circa sei milioni di euro, del 2o,23%, complessivamente le offerte sono state 17. Sembra quindi assicurato il finanziamento di 1,3 milioni da parte della Fondazione Cariparma per la costruzione della palestra dell'istituto.

Che fatica cercar di vivere alle spalle degli altri

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Una lunga coda per depositare i simboli dei partiti in vista del voto del prossimo febbaio. Non pochi hanno passato la notte davanti al Ministero dell'Interno per essere tra i primi. Accanto ai partiti conosciuti altri simboli spuntano come funghi. Il bipartitismo ha raggiunto nel nostro paese la perfezione, nemmeno il monopartitismo ci potrà salvare.

Vicenda Malavasi: il TAR rigetta l'istanza sospensiva

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La notizia è confermata. Il TAR,  con un perentorio "non sussistono i presupposti", non ha accolto l'istanza di sospensiva, presentata da Claudio Malavasi, della delibera di nomina del Collegio dei Revisori dei Conti al Comune di Fidenza.

giovedì 10 gennaio 2013

La Sacra Famiglia di Antonio Maria Formaiaroli (1679-post.1731)

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Dell'articolo di Angela Leandri, pubblicato per i caratteri de "il Risveglio", settimale della Diocesi di Fidenza, riprendiamo la parte iniziale relativa alla descrizione di un dipinto conservato nella Chiesa di San Antonio a Salsomaggiore. L'attribuzione del dipinto e le sue vicissitudini sono sviluppate nella restante parte dell'articolo. In calce diamo in formato immagine il foglio de "il Risveglio" che riporta l'intera prima parte del lavoro di Angela Leandri, nel numero della prossima settimana ne troveremo il completamento.


Nella chiesa di s. Antonio si trova una “Sacra Famiglia”
che purtroppo si presenta in cattivo stato conservativo


La chiesa di S. Antonio a Salsomaggiore conserva un’interessante e inedita Sacra Famiglia ad olio su tela (120X142, non esposta al pubblico). Segnalata come di scuola fidentina della prima metà del Settecento, essa purtroppo si presenta in cattivo stato conservativo, offuscata e depauperata per vaste cadute di colore.
Una foto d’archivio dell’inizio degli anni Settanta, gentilmente fornitami dalla Sovrintendenza BSAE di Parma, documenta adeguatamente la scena. Sulla destra si osserva san Giuseppe seduto con le braccia allargate in delicato gesto protettivo e affettuoso nei confronti del piccolo Gesù che tiene tra le gambe.
Ha sembianze mature, ma non senili. Il suo corpo, piegato in avanti e ricoperto da ampi panneggi, emerge come una sorta di ricovero avvolgente il Bambino. Gesù ha appoggiato un piede a terra e fa cenno di muoversi diretto alla Madre.
Il suo sguardo, velato di tristezza, è rivolto al frutto che tiene in mano. Dall’altro lato, in una posizione arretrata, vi è Maria che, rassicurante, si protende pronta ad accogliere il proprio figlio. Sullo sfondo si scorge un paesaggio a cielo aperto, delimitato da un’architettura sulla sinistra.
Diversamente dall’iconografia tradizionale del tema, che vede la Vergine protagonista e Giuseppe nell’ombra a significare la sua funzione di custode di Maria e del Bambino, questa Sacra Famiglia appare raccolta intorno al Santo, posto in primo piano, conferendogli un’importanza del tutto particolare all’interno della sacra rappresentazione.
Il quadro sacro emerge incentrato sul gruppo padre-figlio, coinvolgente nella sua evidenza di rappresentazione densa di familiarità: carico d’amore, Giuseppe è attivamente impegnato con Gesù, un vispo bambino in procinto di affrontare il suo primo passo. E’ la fotografia di un padre premuroso intento ad assecondare la vitalità del proprio figlio garantendo sicuro sostegno.
Di Giuseppe parlano poco gli evangelisti che trattano della famiglia terrena di Gesù.
Semplici ed intellettuali nel corso dei secoli hanno dato spessore alla sua figura, e tra questi va citata Teresa d’Avila, particolarmente devota al Santo, senza dimenticare la proclamazione della festa universale di San Giuseppe avvenuta nel 1621.
La composizione sviluppata in orizzontale deriva ad evidenza dal famoso esempio di Bartolomé Esteban Murillo, la “Sacra Famiglia dell’uccellino” del 1650, pur conservando differenze: mentre l’una, quella del pittore spagnolo, descrive un brano di vita della famiglia di Gesù calato nella realtà della Siviglia del tempo dell’artista, secondo il naturalismo proprio della Spagna seicentesca, l’altra, invece, definisce una situazione come senza tempo, ricondotta al puro intreccio di sentimenti, questi sì umanissimi, dei tre protagonisti immersi in un paesaggio naturale.
In quest’ultima colpiscono l’accostarsi tenero e rassicurante della Vergine, il suo sguardo dolce e benevolo, l’atteggiamento carico di amorevolezza e premura di Giuseppe nei confronti del Figlio, malfermo nell'affrontare il suo primo passo. Il Bambino partecipa del calore della famiglia terrena, ma il suo sguardo rivolto al frutto (simbolo della Redenzione) adombra malinconia. E’ una famiglia serena quella che si presenta, colta in un momento di intimità. Le posture, eleganti ma naturali e la gestualità delicata, suscitano una sensazione di dialogo in corso, di unione e di legame tra le parti. Sensazione che viene trasmessa anche a chi guarda.
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Angela Leandri