mercoledì 5 luglio 2017

Fidenza, una città, una Diocesi, una Chiesa. Un piccolo gregge


La Diocesi di Fidenza copre una stretta fascia di territorio lungo la strada che da Fidenza porta al Po e poi a Cremona, uno sviluppo più recente ha visto l'inclusione di aree verso sud in zona collinare in precedenza territorio della Diocesi di Piacenza. 
Posta tra le Diocesi di Parma e di Piacenza, dalla prima ha ottenuto nel 1601, anno di elevazione a diocesi, l'autonomia ecclesiale in luogo di quella amministrativa, politica e civile, alla seconda è legata da un rapporto antico e complesso di vicinanza mentre ha ricevuto in dote le parrocchie della bassa in precedenza parte della diocesi di Cremona. 
Si può tranquillamente dire che il nucleo della diocesi in linea di massima corrisponde a quello che dello Stato Pallavicino di medievale memoria. Una geografia quindi modellata dalla storia, ma anche da storie diverse che la diocesi tiene insieme. 

Fidenza: una città, una Diocesi, una Chiesa. Un piccolo gregge. 

"Saremo una “grande” Chiesa, anche se piccolo gregge. Il compito a noi affidato è diffondere il lieto annunzio della salvezza, è dire e proclamare che Dio è Amore, che ogni uomo e ogni donna è nostro fratello e nostra sorella da quando il Figlio di Dio, prendendo la forma umana e divenendo simile agli uomini (Fil 2,11 ss) ha sciolto ogni separazione e distinzione e ha fatto di molti “un popolo solo” nel suo sangue."
Si esprimeva così il Vescovo Carlo nella sua prima omelia in cattedrale nel giorno del suo insediamento. 

Dicembre 2007 - Fidenza accoglie il Vescovo Carlo Mazza

Inadeguato sarebbe il mio pensiero se volesse entrare nelle dinamiche che la parola Chiesa, anche nella sua dimensione locale, richiama. Mi limito quindi ad alcune considerazioni sullo stato della Diocesi e del suo rapporto con la città. 
Ognuna di queste due realtà ha luci ed ombre lunghe che vengono dai 400 anni di storia della nostra Diocesi e da più lontano, se si considera che la presenza della Chiesa nel nostro Borgo data da 1700 anni. 

Strutture e risorse della Diocesi 

Così nel 1956 la Diocesi definiva il nuovo seminario. Oggi 
appare una struttura sottoutilizzata e al suo interno non
incontriamo più le presenze giovanili di seminaristi di allora.
Nata, come abbiamo detto, nel 1601, essa ha raccolto un percorso millenario di religione e di fede che ha sempre trovato in San Donnino martire il suo riferimento. 

La Diocesi ha esaltato la missione storica del Borgo che, per la sua collocazione geografica, era stazione privilegiata di un percorso di pellegrinaggio. 

Città quindi di grande presenza di clero secolare e clero regolare, di chiese, conventi e luoghi di accoglienza, celebrazioni e mercato. Alla fine del settecento vi si celebravano giornalmente 115 sante messe, ci ricorda l'Abate Zani. 
Oggi la situazione è molto diversa, il clero fidentino è composto da circa 40 preti mentre sono 70 le parrocchie, spesso vuote di abitanti per non dire di fedeli. Se da un lato, attraverso un oculato utilizzo territoriale delle risorse, è stato ancora possibile mantenerle tutte, si pone fin d'ora la necessità di rivedere la geografia della presenza sul territorio, lo si può fare, ma soprattutto ora lo si deve fare. 
Parlando di clero non si può poi non evidenziare che l'età media è prossima ai 70 anni. Un clero quindi vecchio che si è formato in un contesto sociale assai diverso dall'attuale. 



Quest’ultimo mandato episcopale ha percorso anche altre vie, la promozione dell'istituto diaconale è una di queste, oggi sono 12 i Diaconi della Diocesi, un numero ancora limitato se pensiamo che il diaconato è oggi speranza della Chiesa. 
Tradizionale nella Chiesa fidentina la presenza femminile con figure di rilievo.
Fidenza ha, inoltre, nel volontariato la sua migliore espressione comunitaria che fa parte della cosiddetta Fidentinità. Associazioni e movimenti, ecclesiali e non, rappresentano un volontariato mobile e variegato, ma radicato nella nostra storia, simbolicamente ripreso sulla cattedrale del duomo stesso nella figura del laico piacentino Palmerio.
Terreno che necessita di continuità e di attenzione, è terreno fertile.

2016 Banzola - Canoniche ed edifici collegati alle chiese
delle frazioni versano in stato di abbandono anche se, 
come in questo caso, la Chiesa è stata rimessa a nuovo

Edifici sacri e non 


Le vecchie strutture della Diocesi: chiese, canoniche, oratori ed altre proprietà sono un lascito importante. Una chiesa ricca quella fidentina, nel dopoguerra si poteva andare da Via Cavour a Via B. Bacchini senza uscire dalla proprietà diocesane! Un po’ meno oggi ma non di tanto. 

Specchio dei tempi le chiese rurali. I restauri mirati di questi ultimi anni in molti casi ne hanno salvato il decoro. ma la decadenza è evidente nelle canoniche abbandonate annesse alle chiese. Ricordiamo il gran numero di parrocchie senza parroco rette da Amministratori Parrocchiali. 

Oggi tutto questo o quasi può diventare un inutile peso che si assomma ad altre strutture per le quali è stata intrapresa la procedura di dimissione ed alienazione come nel caso del Cinema Cristallo e del Palazzetto dello Sport di Via Berzieri. 



Parco del Seminario Vescovile
Altre strutture attendono una destinazione, come è il caso del Seminario Vescovile, simbolo imponente, ma vuoto di un importante periodo della nostra storia in cui la città è rinata dopo la tragedia bellica. 


Discorso a parte è quello della Cattedrale, il Vescovo Carlo in occasione della Celebrazione dei 410 anni di vita della Diocesi osservava: 

“E' la Cattedrale dunque il segno elevato di una Chiesa che si specchia nella sua storia e attinge da essa la linfa vitale di nutrimento e di sostentamento. Mettiamo al centro simbolico della nostra Diocesi la cattedrale."
Oggi la nostra Cattedrale, come tante altre realtà del passato, soffre. L'interesse per essa rischia di ridursi sempre di più alla semplice fruizione visiva ed estetica come monumento. Forse ci stiamo allontanando sempre di più da quello che è il significato di "libro della fede, della speranza e della carità". Sono solo domande. 

Maggio 2017 - Terminano dopo un anno i lavori
di restauro della facciata della Cattedrale
Se guardiamo alla cura della Cattedrale, della facciata con le sue pietre, dell'interno con le sue cappelle laterali, senz'altro possiamo oggi dire che il nostro Vescovo Carlo lascia un segno di attenzione importante ed ammirevole. 



Diocesi e città dell’uomo. Istituzioni e cultura 

"La Chiesa si pone al fianco di chi opera per il bene effettivo della città offrendo il suo contributo di valori, di solidarietà e di prossimità nel rispetto delle autonomie, dei ruoli e delle competenze."
E' sempre il Vescovo Carlo a dire questo nell'omelia di ingresso in Diocesi nel 2007. Non era affatto scontato, la chiesa fidentina nel novecento ha sempre mantenuto una posizione politicamente critica con le istituzioni comunali, prima borghesi, poi socialiste nel primo dopoguerra e socialcomuniste nel secondo. Di distacco e di apparente indifferenza l’atteggiamento assunto verso il regime fascista, con qualche cedimento. 

Aiutato dalla personale propensione alla curiosità intellettuale, il Vescovo Carlo ha, con discernimento, operato per la promozione culturale. 


Non va dimenticato il grosso sforzo in atto che la Diocesi profonde alla valorizzazione del patrimonio culturale di cui è custode. C'è stata una evidente accelerazione in questi ultimi tempi attraverso la promozione del Museo Diocesano e della Cattedrale e l'attenzione alle strutture di accoglienza. Tutto questo aiuterà la nostra città a riscoprire la sua missione storica di nodo centrale di un cammino di pellegrinaggio.

Impegno pastorale 



La secolarizzazione è evidente in una Fidenza che si riscopre ghibellina ed oggi non è immune da un processo di cambiamento multiculturale, multietnico e multireligioso. L'espansione urbanistica, talvolta tumultuosa, ha portato alla creazione di vaste periferie, ma senza un parallelo significativo incremento della popolazione residente. 
Di fatto assistiamo allo svuotamento del città storica ed alla dispersione nelle periferie della popolazione in precedenza raccolta in un centro piccolo, ma carico di segni. 

Alcune parrocchie di periferia in realtà mostrano vivacità pastorale nella aggregazione delle nuove comunità ed anche questo è ricchezza. 


Parrocchia di San Giuseppe Lavoratore

L’impegno pastorale in questi ultimi anni che si è espresso in vari modi: attraverso i documenti e le lettere che hanno accompagnato il cammino diocesano, la predicazione, attenta ai contenuti e puntuale nei richiami, nelle festività religiose, nella “Scuola della Parola” e in altre iniziative di incontro aperte all'intera comunità. La regolarità e continuità di questi momenti rappresentano anche una novità nel modo di porsi del Vescovo. 

Al rinnovato impegno pastorale si aggiunge la presenza Vescovo nelle celebrazioni civili, negli incontri culturali, alle iniziative promosse per la città e la sua valorizzazione, alle manifestazioni ed anche alle dichiarazioni affidate alla stampa. 


La Chiesa fidentina e i media 


Come la maggior parte delle comunità ecclesiali anche la nostra in questo campo fa un po’ fatica. La situazione nella nostra Diocesi può essere sintetizzata in questa affermazione di Don Alessandro Palermo pubblicata dal quotidiano Avvenire: 
“Il processo è avviato, ma è necessario più coraggio per far sì che ogni Diocesi, e non solo quelle parrocchie guidate da sacerdoti maggiormente sensibili, metta in atto azioni di pastorale digitale”
Una situazione che si è evoluta in questi ultimi due anni, ma il processo è solo all'inizio. Se guardiamo poi le varie realizzazioni, siti e pagine web, ne possiamo apprezzare la buona impostazione, ma è evidente la sofferenza in termini di continuità negli aggiornamenti e di collegamenti reciproci. 



In questo contesto lo storico foglio, attualmente settimanale, “il Risveglio”, recentemente graficamente reimpostato, resiste da 118 anni come strumento di informazione religiosa, ma oggi, come successo altre volte nella sua lunga storia, dovrà necessariamente proporsi in modo nuovo. 

L'archivio storico de "il Risveglio" costituisce un patrimonio diocesano importante, purtroppo mal conservato, oggi merita maggior attenzione e cura. La conservazione dovrebbe trovare adeguato spazio nell'ambito del Museo Diocesano in vista anche di una auspicabile duplicazione scannerizzata da rendere disponibile alla consultazione.

Conclusione 

“Noi siamo un “piccolo gregge”, capace solo di cose piccole. E le cose piccole non sono di per sé incoraggianti. Per questo vanno sostenute, hanno bisogno di essere incoraggiate, devono sentire di essere guardate con amore e non con delusione... “ (Don Lino Cassi - Fidenza, Seminario, 7 marzo 2002)
Ambrogio Ponzi
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4 commenti:

  1. Bravo Ambrogio,
    ottima fotografia della situazione,ottimo servizio, mi permetto di aggiungere l'insostituibile lavoro svolto dai Parroci di Fidenza e dei loro collaboratori, basta andare, in questo periodo, nei singoli Oratori parrocchiali, per vedere una moltitudine di ragazzi che vengono seguiti ed educati.
    Per mantenere la nostra piccola ma efficiente Diocesi con tutte le sue strutture, noi tutti, in particolare le famiglie, dovremmo collaborare di più con la divina provvidenza per incentivare il numero delle vocazioni di nuovi Diaconi e nuovi Sacerdoti.
    L'Anonimo di Borgo

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  2. Roberta Taccagni5 luglio 2017 10:18

    La visione (e la bravura) di Ambrogio quasi spaventa. Da una frase gli scaturiscono pensieri e riflessioni globali, la sua mente una memoria e una enciclopedia senza limiti. Questo post a 360° mi ha impressionato, nel leggerlo si aprono finestre una dietro l’altra come fossero matriosche. Complimenti, nessun altro avrebbe potuto fare meglio.

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  3. Franco Bifani5 luglio 2017 11:55

    Ma…Ambrogio, sembra ricordare: Ein Volk, Ein Reich, Ein Führer…

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  4. L'articolo di Ambrogio rispecchia in pieno la situazione in cui si trovano tutte le piccole diocesi .
    La mancanza cronica di vocazioni mette addirittura in difficoltà pure le grandi diocesi come quella di piacenza, dove un parroco della bassa piacentina in questo momento si trova a dover gestire almeno cinque parrocchie con il solo aiuto di un diacono .
    Oggi se si vuole che piccole diocesi come la nostra riescano ha sopravvivere si dovrebbero seguire due strade una quella di un proselitismo diaconale e l'altra quella di un allargamento della diocesi .
    è chiaro che delle due la più plausibile è la prima mentre la seconda seppur fattibile è molto più difficile intraprenderla in quanto i rapporti tra le varie diocesi si basano su equilibri difficilmente scardinabili .

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi